La guerra di Berlusconi ai titoli spazzatura: "Etica nella finanza"

Il premier: "Chi offre prodotti troppo rischiosi deve pagare. I risparmiatori stiano sereni, non è il ’29"

nostro inviato a Parigi
Bisogna «riportare l'etica nel mondo della finanza». E «chi offre prodotti con troppi rischi deve essere condannato». Silvio Berlusconi dichiara guerra ai «titoli tossici». E poco importa se siano immessi sul mercato italiano o europeo. In entrambi i casi, per debellarli, avverte, «può anche trovare cittadinanza» la parola «divieto». Il premier rilancia così con forza, da Parigi, lo stop alla «eccessiva speculazione» finanziaria. In linea con le decisioni prese all'Eliseo tra i quattro Paesi europei del G8 (Italia, Germania, Francia, Inghilterra). Determinato nel ribadire la necessità di trovare al più presto una posizione unitaria, non solo nel Vecchio continente, su regole, controlli e trasparenza. Fiducioso, in ogni caso, che l'attuale fase di crisi si possa fermare. E di certo, spiega al termine della riunione convocata dal presidente francese Nicolas Sarkozy, non si facciano paragoni che non reggono con la crisi del '29. «All'epoca - spiega in conferenza stampa, seduto a fianco della cancelliera tedesca, Angela Merkel - la finanza era completamente distante dall'economia reale». Un «parametro», quest'ultimo, da perseguire a tutti i costi, per il presidente del Consiglio, che scandisce più volte il concetto. Berlusconi, molto soddisfatto per l'esito del vertice, non a caso rimarca: «È necessario sostenere l'economia reale per evitare il calo della produzione e dei consumi».
Inoltre, assicura il premier, dalla riunione di ieri - allargata ai presidenti di Bce, Jean-Claude Trichet, Commissione Ue, José Manuel Barroso, ed Eurogruppo, Jean-Claude Juncker - «emerge con grande chiarezza e determinazione la volontà dei governi europei di garantire il risparmio ai loro cittadini e di dare fiducia al nostro sistema bancario». «Questo è quello che si aspettavano da noi - rimarca Berlusconi - e che noi ci siamo impegnati a fare». Magari, per il momento, si tratta di «un primo passo», ma il percorso è segnato. E il Cavaliere scandisce il timing. «Si prosegue martedì con l'Ecofin», in programma in Lussemburgo, e poi si pronunceranno sul documento finale - redatto insieme al premier inglese, Gordon Brown - il Consiglio europeo e la Bce. Insomma, assicura Berlusconi, «lavoreremo da subito per definire le nuove regole contabili e garantire una maggiore trasparenza nei bilanci degli istituti bancari, rafforzando pure i controlli sulle agenzie di rating».
Quindi, «soddisfazione». Anche in vista dei prossimi summit internazionali, grazie al «nuovo format» applicato al G8 - che prevede già il coinvolgimento di India, Cina, Messico, Sudafrica - allargato anche ai Paesi africani. «In totale, rappresenteremo l'80% dell'economia mondiale», fa notare il premier, che ricorda l'importanza dell'evento che l'Italia organizzerà nel 2009 alla Maddalena e annuncia: «Lavoreremo per riformare il sistema globale».
Berlusconi inoltre, rispondendo a una domanda sui rapporti tra Europa e Usa, afferma che «siamo tutti rallegrati per la decisione presa» con l'approvazione del piano Bush.
In ogni caso, in Italia, ma anche in Europa, una crisi come quella americana non potrebbe prendere piede. I motivi sono sempre gli stessi e fanno rima con «popolo di risparmiatori», «prezzi delle abitazioni che non tracollano», «solidità di un sistema manifatturiero che si basa sul lavoro concreto e non sulla finanza».
L'incontro con i giornalisti si conclude. Ma prima di sedersi a tavola, per partecipare alla cena ufficiale, Berlusconi si sofferma sull'ipotesi del fondo europeo di sostegno. Questione su cui non si è trovato un punto d'incontro. «Sarei stato d'accordo a un fondo comune, magari però con un impegno del 3% del Pil», spiega, a fronte dell'ipotesi del 5% avanzata da Sarkozy. E forse, aggiunge, «sarebbe bastato solo annunciarlo per ridare fiducia al settore». In merito poi a un'eventuale modifica dei parametri di Maastricht, il Cavaliere sottolinea la volontà di «rispettarli». Anche perché, proseguire nella strada del risanamento, con l'obiettivo di raggiungere la soglia del 100% tra pil e debito pubblico, «significa per noi un risparmio consistente sugli interessi». Insomma, «noi italiani non vogliamo essere flessibili, ma certo, c'è la crisi… ». Comunque, «deciderà l'Europa».