Guerra alla burocrazia

«Il meccanismo non si limiterà alle norme fino al 1970 ma sarà esteso fino al giorno d’oggi»

da Roma

Liberalizzare per far ripartire il Paese. È la sollecitazione dell’Antitrust a governo e Parlamento. Si chiedono interventi per aprire i mercati su infrastrutture, carburanti, energia, trasporti, servizi pubblici locali, farmaci, professioni, distribuzione commerciale e servizi finanziari. Il documento rappresenta un contributo di analisi tecnica messa a disposizione del legislatore dall’Autorità. Nella segnalazione vengono indicati i settori dove «mancanza di concorrenza e lentezza del processo decisionale pubblico rappresentano un freno per la crescita del Paese».
Sul tema delle infrastrutture, l’Autorità, presieduta da Antonio Catricalà, chiede un secco «no ai veti incrociati» e l’attribuzione allo Stato della decisione finale. Sul capitolo elettricità, le insufficienze e le rigidità della rete di trasporto generano congestione locale. Bisogna insomma potenziare la rete di trasmissione. Anche per il gas servono interventi normativi e regolamentari, parallelamente a misure per l’accesso e la crescita di nuovi soggetti imprenditoriali nello stoccaggio e nel controllo.
Nuove norme per le professioni: l’Antitrust vuole l’abolizione del numero chiuso per notai e medici Asl. Regolamentazione anche nel commercio: la rete è sottodimensionata per le regole che ostacolano l’apertura di mega store e nuovi esercizi. Vanno dunque eliminati questi vincoli. La mancanza di grandi operatori esclude la presenza all’estero di catene commerciali italiane che aiutano le produzioni nazionali. Alle Fs occorre una separazione proprietaria per eliminare la molteplicità di ruoli e funzioni esercitate dal gruppo. Da semplificare invece la distribuzione dei carburanti, quella dei farmaci e le pratiche bancarie.