La guerra al chiasso che sta facendo rumore

Slitta la normativa per avere le case con il «silenziatore»: il decreto legislativo che avrebbe costretto molti italiani a pagare per ottenere il «confort acustisco» della propria abitazione rimane congelato. L’articolo-denuncia del presidente di Confedilizia, Corrado Sforza Fogliani, ha però sollevato un aspro dibattito tra i lettori del Giornale (di cui pubblichiamo alcune lettere in questa pagina), sull’opportunità o meno che il governo vari un provvedimento ad hoc. Vivere in una casa di qualità, sia chiaro, permette a chi la abita di ritagliarsi un angolo di tranquillità, lasciando fuori dalla porta suoni e rumori. Il problema, però, è capire fino a che punto una certificazione come quella ipotizzata dal ministero dell’Ambiente, sia utile per i cittadini e per il mercato immobiliare. Perché in caso contrario rischierebbe di rilevarsi solo un altro costoso capriccio di una burocrazia già molto pensante per le tasche delle famiglie italiane.
Sforza Fogliani non ha dubbi: «Trovo scandaloso che in un momento come l’attuale, in cui la priorità è la ripresa dell’economia, anziché investire per creare posti di lavoro reali, qualcuno pensi di rendere obbligatorio pagare dei tecnici per imbrattare carte inutili». Anche perché, è il ragionamento dell’avvocato piacentino che guida la Confederazione che riunisce i proprietari di case, chi compra un immobile ha altri mezzi per garantirsi sonni tranquilli anche se scopre di avere vicini molesti o la movida cittadina sottocasa. Il primo accorgimento, infatti, è farsi garantire dal costruttore-venditore che l’abitazione rispetti i limiti acustici previsti dal Codice Civile e da una normativa del 1991, chiedendo l’inserimento di una clausola espressa per la risoluzione del contratto. Una soluzione di buon senso e soprattutto a costo zero per il cittadino. A differenza del provvedimento, ora accantonato dal consiglio dei ministri, per chiedere di certificare a priori la «protezione» al rumore sia delle nuove case sia, per via indiretta, di quelle esistenti nel caso per esempio si renda necessaria una ristrutturazione. «Non c’è ragione per obbligare tutti i proprietari ad affrontare una spesa enorme per dare un impiego a burocrati che altrimenti sarebbero disoccupati», attacca Sforza Fogliani ricordando come la perizia sarebbe molto più onerosa, probabilmente da 5 a 10 volte, rispetto alla certificazione energetica già in vigore in alcune regioni. Il «collaudo acustico» dovrebbe essere superato da ogni singolo locale delle nostre case, moltiplicando, insieme al lavoro dei tecnici preposti, anche la loro parcella. Tutto questo, senza alcun beneficio per gli italiani visto che, prosegue Sforza Fogliani, in pochi sceglierebbero dove abitare rispetto ai decibel. Così come la certificazione energetica non ha cambiato il mercato né i suoi rendimenti né sembra aver al momento concorso a distinguere in modo chiaro case di «serie A» o di «serie B». «Del resto - conclude il presidente di Confedilizia - se davvero la certificazione acustica venisse a valorizzare gli immobili, allora proprio questo sarebbe un buon motivo perché fosse volontaria e non obbligatoria».