Guerra a colpi di poster La gente del Nordest si ribella alla bestemmia

Manifesti in strada a Pordenone, a Padova e Venezia censurati i calciatori blasfemi

Il terzo comandamento lo dice forte e chiaro: «Non pronunciare il nome di Dio invano». E qualcuno, proprio laddove gli epiteti rivolti all’Aldilà sono il pane quotidiano, il monito l’ha preso sul serio. Prefiggendosi un obiettivo nobile quanto irto di ostacoli: eliminare le bestemmie dal linguaggio quotidiano. Siamo nel Triveneto, dove per tradizione a Dio e alla Madonna ci si rivolge non solo per pregare.
In tre paesi, nelle province di Padova, Venezia e Pordenone, la guerra alla bestemmia è ufficialmente cominciata. E ha assunto le forme più originali.

A San Donà di Piave (Venezia) nel campo di calcio del Mussetta 2010 - che milita nel campionato di terza categoria - è apparsa una gigantografia, alta ben due metri, di Santa Maria Assunta. L’immagine è stata affissa sulla rete a bordo campo, nello stadio Lillo Burigotto, come monito per tutti i presenti: la Beata Vergine va rispettata sempre, anche quando gli avversari fanno gol. L’idea è dei dirigenti della piccola società, che hanno cominciato la loro originale battaglia per sensibilizzare pubblico e calciatori a «una partita corretta e senza bestemmie».

Poco distante, a Montegrotto (Padova), il sindaco Massimo Bordin il campo di calcio ha deciso addirittura di chiuderlo per sempre. Troppe le bestemmie che, anno dopo anno, sono arrivate alle orecchie del parroco e dei fedeli riuniti nella vicina chiesa di Mezzavia. Così il primo cittadino, di fronte all’ennesima lamentela, ha «scomunicato» il piccolo stadio. Al suo posto sorgerà la nuova piazza del paese - con tanto di fontana o monumento - mentre i calciatori dovranno traslocare nel nuovo campo comunale in costruzione vicino al Palasport.
A Erto (Pordenone) - in piena valle del Vajont - lo sport non c’entra invece nulla. Questa volta a far discutere sono decine di volantini che, in una sola notte, hanno tappezzato i muri della cittadina. Recitano frasi come «Ragazzi: non bestemmiamo più. Da oggi glorifichiamo Dio», oppure «Io sono il Signore, colui che ti guarisce». E ancora: «Ragazzi: non bestemmiamo più. La bestemmia ci allontana da Dio e ci avvicina a Satana. Dio piange, Satana si diverte e ride».

I cartelli sono stati appesi ovunque: sui muri di palazzi e monumenti, sulle porte delle case, sui balconi dei condomini. Il sindaco e i cittadini però non c’entrano nulla, questa volta. Da queste parti la bestemmia è nel dna. L’obiettivo ecumenico è di un passante, che di fronte all’ennesimo epiteto rivolto a Gesù non ce l’ha fatta più. Prima è entrato in un bar e rivolgendosi ai giovani presenti ha detto: «Se il Vajont è venuto giù è colpa delle vostre bestemmie». Poi, armato di fogli e pennarello, ha tappezzato la città. «L’invito è anche positivo - commenta il sindaco, Luciano Pezzin - ma di sicuro i miei cittadini non smetteranno di bestemmiare per un paio di volantini». E, in effetti, i residenti di Erto hanno pensato più che altro a uno scherzo. «La reazione è stata di ilarità - continua Pezzin -.

La gente guardava i volantini e sorrideva. È impossibile immaginare che basteranno questi pezzi di carta per eliminare le bestemmie dal linguaggio comune. Qui da noi sono concepite come intercalare. È un’abitudine troppo radicata, soprattutto fra gli anziani».
E così l’educatore di passaggio viene definito comunemente «un po’ fuori di testa», mentre i suoi volantini ancora resistono attaccati alle pareti. «Io non mi permetterò mai di toglierli - conclude il primo cittadino -, in se stesso l’invito è più che positivo. Ho però i miei dubbi che basterà a cambiare per sempre le abitudini di questi luoghi».