Guerra al Coni tra sentenze e canestri

da Roma

Il calcio ha varato da meno di un mese la nuova Superprocura, già al lavoro. Ora toccherà al Coni, che dovrà mettere mano, forse già dalla prima Giunta del 24 agosto, alla Camera di Conciliazione e arbitrato, ultimo grado della giustizia sportiva. Che fa pericolosamente acqua, come ha dimostrato la vicenda Benetton. Un caso che ha scoperchiato intromissioni e gravi pressioni sulla Camera e sul suo presidente Pier Luigi Ronzani, da tempo in rotta con il numero uno del Comitato olimpico italiano Gianni Petrucci.
La questione è ormai etica e non più penale, dopo che il pm di Bologna Gestri ha archiviato l’inchiesta non senza però sottolineare condotte «inopportune» anche ai massimi livelli. E tirando in ballo proprio Gianni Petrucci (che tutelerà legalmente la sua immagine), mai comparso in nessuna intercettazione, a differenza dei presidenti federali Chimenti e Magri, e che da sette mesi non parlava più al telefono, ma solo attraverso scambi epistolari, con Ronzani dopo che quest’ultimo aveva concesso interviste di ogni tipo a proposito dei lodi del 27 ottobre sulle squadre di calcio (in particolare della sentenza legata al Milan). Quindi ai tempi delle decisioni sui tesserati coinvolti in Calciopoli, alcune delle quali (vedi lo sconto all’ex presidente Aia Lanese, già rientrato nei ranghi a un anno dallo scandalo) avevano fatto molto discutere, Petrucci e Ronzani avevano interrotto qualsiasi rapporto.
E a proposito del caso Carraro, Ronzani aveva parlato di interferenze di Petrucci, circostanza smentita dallo stesso presidente del Coni, ma anche da alcuni passaggi precedenti al lodo dell’ex numero uno della Figc pronunciato l’8 novembre scorso. Il 15 settembre, dunque un paio di mesi prima, era stato lo stesso Ronzani a dichiarare all’agenzia Ansa che il contenzioso Carraro-Figc non era arbitrabile (dichiarazione per la quale riceve un richiamo da Petrucci che aveva chiesto il silenzio al presidente della Cca), salvo poi presiedere ugualmente la Camera arbitrale che deciderà di togliere la diffida e mantenere gli 80mila euro di ammenda. Insomma, una Camera «vulnerabile» con un Ronzani ormai ai ferri corti con il presidente del Coni - da qui forse la ricerca di una sponda in Franco Chimenti, candidato in pectore alla successione di Petrucci nel 2009 -. Petrucci era stato tra l’altro il primo a rendersi conto che qualcosa non andava nella vicenda-Benetton: ne aveva parlato in Giunta il 27 febbraio, aveva scritto una lettera a Ronzani il 22 marzo dopo che un quotidiano sportivo avanzava previsioni sul verdetto. Elementi tirati in ballo da Petrucci che, ribadendo la correttezza e trasparenza del suo operato, ha precisato di essersi sempre attenuto al diritto-dovere di vigilanza.
Che cosa succederà ora? Intanto si annuncia una guerra durissima all’interno del Coni. Alcuni giuristi stanno studiando un nuovo regolamento della Cca, che prevederà il divieto di doppi incarichi, in pratica la norma che farà saltare Ronzani, già consulente di Federgolf e Federtennis. Chimenti e Magri potrebbero rischiare il deferimento, anche se il primo è sicuro che la sua posizione non abbia più ombre. Infine il procuratore federale della Federbasket Alabiso deciderà entro il 20 agosto se riaprire il processo sportivo.