La guerra degli animali Cosa si nasconde dietro il tendone del circo

Uno orizzontale: «Il più grande spettacolo del mondo». Cinque lettere. Risposta: circo. Ma la soluzione celata nelle caselle del cruciverba della «Settimana Enigmistica» non trova d'accordo chi giudica crudele lo sfruttamento degli animali all'ombra del tendone. Sono tante le persone che soffrono nel vedere tigri e leoni in gabbia. E che condividono il recente disegno di legge del ministro della Cultura, Dario Franceschini, sul «riordino degli spettacoli in piazza» che prevede l'eliminazione degli animali dai numeri circensi. «Riforma bizzarra» sostengono i fan del circo vecchio stile. «Rinunciare agli animali sarebbe come immaginare lo show al Moulin Rouge senza ballerine o un concerto della Filarmonica di Berlino privo di orchestrali».

LO SCONTRO

È amareggiato il presidente dell' Ente nazionale circhi, Antonio Buccioni: «In tutto il mondo il circo è tutelato come patrimonio culturale - spiega al Giornale -. Solo in Italia c'è un ministro della Cultura che ha l'obiettivo di affossarci. Ma non ci riuscirà, perché la gente vuole che gli animali restino con noi. È una bugia che il settore sia in crisi. Nel corso degli ultimi decenni abbiamo perso percentualmente un'inezia rispetto al calo registrato nelle sale cinematografiche, in teatro o negli stadi. Gli animalisti se ne facciano una ragione: il circo rimane, e rimarrà, lo spettacolo più amato dal popolo».

Sarà vero? Abbiamo fatto visita al circo Royal che sui manifesti pubblicitari continua a scrivere orgogliosamente «il più bello spettacolo con gli animali». «Rinunciare a elefanti, cavalli e grandi felini? Mai - assicurano gli artisti del Royal -. La verità è che i politici hanno la presunzione di regolamentare una realtà di cui conoscono poco o nulla».

Ma la sfida più feroce si combatte all'esterno della pista, a colpi di carta bollata. Ne sa qualcosa il Circo Rony Roller, della famiglia Vassallo, spesso nel mirino social animalisti. A Ladispoli (Roma) si è rischiato l'incidente diplomatico con l'amministrazione comunale, costretta a intervenire sulla diatriba: «Non possiamo vietare il circo, ma faremo controlli». È stata quindi allertata la polizia veterinaria per verificare il rispetto dell'articolo del codice sui maltrattamenti sugli animali. Ma tutto è risultato regolare e gli show sono proseguiti senza intoppi. Tuttavia la querelle giudiziaria, a livello nazionale, non si è placata, facendo però registrare punti a favore di quei circhi cui era stato negato il «diritto di attendamento», cioè la possibilità di montare il circo: provvedimento illegittimo per il Tar del Lazio che ha sancito che «non si può imporre un divieto generalizzato all'utilizzo in pista di leoni, tigri ed elefanti». E poi «nessuna norma consente di vietare lo spettacolo con l'impiego di animali nei circhi e che il divieto preconcetto di detti spettacoli è da ritenersi indebito e illegittimo». Infine il Tar ha evidenziato come «in caso di diniego verrebbe violata la legge numero 337, che tutelerebbe il circo nella sua dimensione tradizionale e storica».

LAGER O NO?

Vittoria sull'intera linea, dunque? «Niente affatto» sottolinea al Giornale Mirko Blasi, animatore del gruppo «No gabbie» specializzato nell'applicare sui manifesti dei circhi affissi sui muri delle città un contro-manifesto con la scritta «torturatori di animali». «I numeri con animali sono spettacoli per sadici. Portare i bambini a vedere bestie in cattività frustate come schiavi è diseducativo. La giurisprudenza in materia di condanne contro i circhi-lager è ricca. Inoltre il successo planetario del Cirque du Soleil, privo di animali, è la dimostrazione di come il circo vecchio stile è antistorico e viola i diritti, costituzionalmente garantiti, degli animali».

«Queste parole dimostrano quanta disinformazione ci sia tra gli animalisti - ribattono gli attivisti di circusfans.net, il portale del circo italiano -. L'essenza profonda del circo non è delimitabile nel solo recinto del rapporto con gli animali, ma è molto più ampia e complessa. Riguarda emozioni primordiali e stati d'animo che caratterizzano l'intera esperienza umana: dal sacrificio all'amore, dal coraggio alla paura, dalla libertà alla morte. Se così non fosse non ci sarebbero decine di film dedicati al circo, un microcosmo che, nel bene e nel male, è sempre lo specchio dei tempi».

«A chi ci accusa di immobilismo - polemizza il presidente Buccioni -, rispondo che i nostri cento circhi sono attentamente monitorati. Abbiamo escluso dagli spettacoli razze animali non idonee alla tradizione circense, valorizzando invece le specie più empatiche con gli istruttori e il pubblico. Quanto al Cirque du Soleil, il paragone è improprio. Appartiene a un mondo lontano anni luci dall'humus dinastico e artigianale che ispira i circhi italiani. I quali sopravvivono solo grazie alla vendita dei biglietti al botteghino. Niente contributi statali, niente sovvenzioni, niente sponsorizzazioni».

GLI AIUTI

Paradossalmente - documenti alla mano - ad essere inadempiente nei riguardi delle famiglie circensi, parrebbe proprio lo Stato che, secondo il presidente dell'Enc, «ha tradito il "patto d'onore", nonché legislativo, contratto con la gente del circo il 18 marzo del 1968. La legge prevedeva che ogni comune si dotasse di una o più aree attrezzate, provviste di attacchi idrici, elettrici e rete fognaria, da adibire a circhi e parchi di divertimento. Un compito che doveva essere completato entro il 1968 stesso. Ancora nel 1995 il Viminale ricordava ai comuni di assolvere agli obblighi previsti dalla legge 337». Attesa vana. «Di soldi poi, neppure a parlarne. Ai circhi è destinato infatti appena lo 0,6% del Fus (Fondo unico spettacoli) pari a circa 1 milione di euro, erogato ai dieci nomi più importanti, mentre agli altri non va nulla. Nonostante questo, continuano a montare tendoni e ad allestire spettacoli, segno che il circo esiste perché ha ancora un ampio pubblico che lo ammira». Ma cosa accadrà se il Ddl-Franceschini (in calendario al Senato alla ripresa dei lavori dopo la pausa estiva) cancella-animali, dovesse tramutarsi in legge? «Semplice - annuncia Buccioni -. Tutti i circhi italiani emigreranno all'estero dove la nostra arte è considerata una risorsa e non un problema. Una decina di nostri circhi ha già, se pur a malincuore, fatto questa scelta. Vorrà dire che la faremo tutti. Noi, gente di circo, non ci fermiamo mai davanti a nulla. Siamo abituati a viaggiare, con i piedi e anche con la fantasia. È la nostra grande forza».