«La guerra dei mondi» a terra

Un merito, La guerra dei mondi l’ha avuto: quello di riportare, in una stagione di vacche magre, la gente al cinema. Visti i tempi, è stata una sorta di miracolo spielberghiano, una sorpresa che i media, noi compresi, hanno giustamente celebrato.
Detto questo, i giudizi che il pubblico pagante ha espresso sul film, non sono stati certamente lusinghieri. Ad ascoltare, al termine della proiezione, i commenti in platea, si ricava la netta impressione che il film, alla fine, si sia rivelato una delusione, un’occasione mancata. La pellicola, tratta da un famoso racconto di H. G. Wells, racconta di quando la Terra viene invasa dai marziani, sbarcati in massa sul nostro bel pianeta per distruggerlo. In tutto questo, agisce Ray Ferrier (Tom Cruise), che separato dalla sua famiglia, vi fa ritorno per proteggere i figli dagli alieni cattivi. Il fatto di essere un remake, non gioca a favore della versione di Spielberg anche se rimane la sensazione che poco o nulla è stato fatto per rivisitarlo in una chiave un po’ più moderna.
Tutto sommato, carpendo gli scambi di opinioni alla fine del primo tempo, il film, all’inizio, ha una sua parabola ascendente: giusta tensione, trama che scorre via senza grossi rallentamenti, recitazione sufficiente, effetti speciali che fanno la gioia di molti appassionati (anche se quelli di Guerre Stellari sono, è il caso di dirlo, di un altro pianeta). Poi, all’improvviso, si ha la sensazione che Spielberg perda il filo del discorso, lasciando il passo a una sorta di buonismo retorico che guasta, perdendosi in sciocchezze che fanno sorridere, con una trama che diventa insensata e con dialoghi al limite del ridicolo.
Il Cruise che si era rivalutato nella incredibile performance in Magnolia e confermato con The Collateral, qui è assolutamente fuori parte, privo di fascino, vacuo. In tanti ci hanno visto un legame con le paure post 11 Settembre ma questo pop-corn movie dà la sensazione di volare molto più basso.
In mezzo al festival di effetti speciali e horror giovanilistici che contraddistingue il periodo estivo, va riscoperto Le ricamatrici, il delicato e ottimo debutto alla regia della regista francese Eléonore Faucher. Protagonista è Claire, una diciassettenne, incinta da cinque mesi, che vuole partorire in segreto. Trova ospitalità dalla signora Melikian, che di professione fa la ricamatrice per l’alta moda. Tra le due donne, giorno dopo giorno, si instaura un rapporto madre-figlia che la regista sviluppa, dal punto di vista psicologico, in maniera ottimale, svelando in maniera sapiente i tratti del carattere delle due donne.
I film più visti a Milano dal 27 al 3
1) La guerra dei mondi; 2) Batman begins; 3) La diva Julia; 4) Quo vadis, baby?; 5) Star Wars III; 6) Sin City; 7) La samaritana; 8) Le pagine della nostra vita; 9) Le ricamatrici; 10) La sposa siriana.