La guerra dei tre giorni del Diavolo veste Prada

La polemica sul calendario accorciato della settimana della moda milanese comincia quanto la signora Anna Wintour, direttrice di Vogue America, chiama gli stilisti italiani e francesi dicendo che il 7 marzo lei deve essere a Hollywood e invitandoli a compattare il calendario, per chiudere prima la settimana di Parigi e quindi quella di Milano che la precede. Secondo i bene informati dagli italiani riceve risposta positiva e dai francesi no. Ciò significa che la settimana della moda di Milano, che comincerà il 24 febbraio, non sarà come è sempre stata una settimana vera, ma avrà un calendario molto più intenso in tre giorni e molto più blando nel resto della settimana.
La conferma è arrivata anche dal presidente della Camera Nazionale della Moda, Mario Boselli: «Temo che alla fine Milano Moda Donna avrà solo 3 giorni forti, con tutti i grandi nomi concentrati dal 25 al 27 febbraio». Tra l’amareggiato e l’arrabbiato, Boselli presenterà ufficialmente oggi il calendario. E lì si vedrà se la signora Wintour avrà vinto oppure no.
Lei che è considerata la regina della moda, perché può decidere il destino di una collezione o di uno stilista. Per questo, senza neanche mascherarlo troppo, è la persona che ha ispirato il personaggio protagonista de Il diavolo veste Prada, film di qualche anno fa che ha raccontato i vizi, le manie e le follie di una direttrice di una grande rivista di moda americana che tra un capriccio e l’altro sa di essere potente e ascoltata.
Dopo il sì a modificare il calendario da parte di molti stilisti si è scatenata una ridda di polemiche. Un tutti contro tutti che ovviamente non ha portato alcun risultato se non quello di un classico scaricabarile. È intervenuta anche la politica, con il sindaco di Milano, Letizia Moratti: «La moda è Milano e vogliamo fare in modo che nessuno, anche se si chiama Anna Wintour, possa permettersi di fare e disfare il nostro calendario. Per fare questo dobbiamo stare tutti uniti». Oggi si vedrà se la moda italiana ha deciso di farlo davvero e di resistere all’assalto.