Guerra delle campane tra il parroco e i turisti

Alberto Vignali

da Porto Venere

«Caro parroco, basta suonare le campane, siamo in vacanza e vogliamo dormire, altrimenti....». No, non sono stati così pacati i toni con cui dei turisti, o meglio dei vacanzieri presenti in queste settimane a Porto Venere, si sono rivolti al parroco del borgo, colpevole di tenere in funzione anche l'estate l'impianto campanario della chiesa di San Lorenzo. Quello scampanio fastidioso, che ogni ora segna il passo del tempo, tutti i giorni, regolarmente, per qualcuno è veramente insopportabile. Quel campanile posto nel centro del borgo da qualche centinaio d'anni non è certo un elemento d'attrazione per chi, magari scappando da qualche metropoli segnata da smog, traffico, attraversata da linee ferroviarie, alta e bassa velocità, sopraelevate e tunnel vari, cerca una settimana di relax in un borgo della costa ligure, lontano dal rumore molesto della vita quotidiana. Così il campanile di Porto Venere diventa un caso, un argomento di discussione, tra i residenti e qualche abitudinario. Il parroco, don Franco Sciaccaluga, preferisce un atteggiamento più defilato, non vuole entrare direttamente nella questione. Neppure quando qualcuno gli chiede: «Don Franco, ma è vero che hanno minacciato di tagliare le corde campane?».
Più diretta è una signora del borgo che dalla finestra precisa il suo punto di vista. «Forse a Milano le campane non le sentono neppure, troppo forti i rumori del traffico, poi quali corde vogliono tagliare, il sistema è elettrificato da qualche decennio. Ma cosa credono, che siamo fermi agli anni Trenta, con il vecchio campanaro?».
E così il dibattito sulle campane di San Lorenzo si fa sempre più forte, discussioni tra i carrugi, tra un commento e l'altro, tra una presa di posizione ed una minaccia alla difesa estrema del «proprio campanile», tanto che la voce degli abitanti supera quella dello scampanio di mezzogiorno. Ma tanto a quest'ora sono tutti svegli e le campane, a chi è già al mare, non danno certo fastidio.Magari sarà diverso domani mattina, quando i sette rintocchi che segnalano l'ora più critica rischieranno di svegliare qualche vacanziere che la sera prima, tra un bicchiere di bianco delle Cinque Terre e l'ultima cozza marinata, che a Porto Venere si chiama ancora «muscolo», ha magari tirato un po' troppo tardi. E così Porto Venere deve difendere le proprie campane. Una difesa concreta, che trova teatro nei bar, sulle panchine, lungo le calate o tra le chiacchiere di carrugio, che in questo caso non è scorretto definire «campanilistica».