La guerra delle vie, Quattrocchi contro il simpatizzante delle Br

A Rocchetta Ligure il consiglio diviso tra il genovese ucciso in Irak e l’avvocato partigiano Lazagna

Paolo Bertuccio

La guerra delle vie arriva anche in basso Piemonte e, per certi versi, assomiglia ad una replica dell'edizione genovese della contesa. Protagonista, suo malgrado, è sempre la figura del povero Fabrizio Quattrocchi, costretta come nel capoluogo ligure a subire confronti e paragoni con quella del locale eroe della sinistra. Se in riva al mare non si può proporre di intitolare una via all'eroico bodyguard senza che spunti fuori l'annosa storia del cippo in onore di Carlo Giuliani, sui monti, e precisamente a Rocchetta Ligure (provincia di Alessandria, nonostante il toponimo) la partita, se così si può chiamare, è contro la memoria del cittadino G.B. Lazagna, medaglia d'argento della Resistenza e vicecomandante della brigata garibldina Pinan Cichero, scomparso tre anni fa.
Un sindaco che propone di seguire l'esempio del suo omologo romano Walter Veltroni intitolando una strada a Quattrocchi e un'opposizione di centrosinistra che, invece, vorrebbe utilizzare la stessa lapide stradale per eternare il ricordo del partigiano Carlo, nome di battaglia di Lazagna: questi gli ingredienti della storia che sta andando in scena in una terra dove una cerimonia ufficiale su due è dedicata al ricordo dei martiri della Liberazione; dove la Resistenza è una specie di religione e il profeta è proprio il rimpianto avvocato G.B. Lazagna; dove il monumento al partigiano di nazionalità sovietica Fedor, morto eroicamente nella battaglia di Cantalupo Ligure, è stato visitato addirittura dall'applauditissimo globetrotter Michail Gorbaciov. Ma andiamo con ordine.
È partita dall'iniziativa privata di alcuni componenti della minoranza l'idea di arricchire la toponomastica di Rocchetta con una Via Lazagna. Nulla da eccepire, se non fosse per la biografia del nostro che, se è ricca di pagine gloriose per quanto riguarda il tempo di guerra, presenta qualche zona d'ombra nella parte riguardante il tempo di pace. Lazagna, comunista ad oltranza con corsia preferenziale a sinistra del PCI, fu coinvolto nei primi anni Settanta in una spiacevole inchiesta sulle Brigate Rosse con l'accusa di fiancheggiamento. I giudici, all'epoca, decretarono il «non luogo a procedere», ma l'ombra del terrorismo non ha mai abbandonato la figura dell'avvocato-partigiano. Tanto che la proposta di intitolargli una strada è stata subito abbandonata senza nemmeno approdare in consiglio comunale, come spiega il sindaco Giorgio Storace: «Una persona squisita, Lazagna, ve lo dice uno che ha avuto la fortuna di conoscerlo. Sarebbe stato eccessivo, però, intitolargli una via. Chi ha letto gli atti dell'inchiesta sulle Br sa che si tratta di un argomento estremamente delicato e controverso, per cui non è proprio il caso di farne un santo». Ed è qui che esce il nome di Fabrizio Quattrocchi. Sì, perché dovendo battezzare una via, perché non farlo rendendo omaggio ad un eroe italiano dei nostri tempi, uno che in linea di massima dovrebbe mettere d'accordo destra e sinistra? Deve aver ragionato così il primo cittadino, quando ha esposto l'idea alla propria squadra di maggioranza. Che però lo ha riportato alla realtà: potrebbe suonare provocatorio uscirsene con una tale proposta, con la piccola polemica riguardante Lazagna non ancora del tutto scomparsa. Meglio rinviare il nobile intento: di via Quattrocchi si riparlerà in un momento in cui le acque saranno più calme.
Non per questo, però, l'idea sarà accantonata: Storace pensa in grande, e parla di «un percorso rurale da dedicare a Quattrocchi e magari anche ai caduti di Nassirya, con la collaborazione dei sindaci dei comuni confinanti». Ci vorrà un po' di tempo, ma le possibilità che almeno una parte dell'idea vada in porto ci sono. Per ora, il primo round della piccola guerra delle vie finisce in parità, in attesa che arrivi il momento in cui vedremo come si onora un italiano.