La guerra per un diamante tra Mia Farrow e Naomi

Il bianco e il nero, come sulla scacchiera. Ma la grande partita a scacchi dell'estate 2010 si gioca davanti al Tribunale speciale dell'Aia, che giudica uno dei tanti satrapi del continente africano, quel presidente liberiano Charles Taylor accusato di vendere (...)
(...) armi ai ribelli della Sierra Leone in cambio di pietre preziose. Ogni giorno di più, questa ennesima nefandezza tra biechi interessi e odio tribale sta svoltando in un happening d'alto bordo, che inzuppa il biscotto nelle gelosie e nelle invidie del jet-set cinemodaiolo. Sullo sfondo 120mila morti, sempre più lontani e sfuocati, al centro della scena due belle gioie come Mia Farrow e Naomi Campbell. Il bianco e il nero, ma non è (solo) una questione di pelle.
Neanche gli spericolati selezionatori di qualunque casting avrebbero scelto di meglio. Due donne famosissime a confronto, due donne agli antipodi della vita, due verità sul tavolo: forza col televoto, vediamo a chi credere.
La settimana scorsa entra in gioco Naomi. Oddio, non che arrivi all'Aia sospinta da un entusiasmo incontenibile: dopo aver detto no alla convocazione come a un qualsiasi party noioso, decide di arrivare in Olanda davanti all'alternativa d'esservi trascinata per le orecchie. Lì, con espressioni e toni virginei, racconta che sì, dopo una cena in onore di Mandela, nel '97, si era vista recapitare in camera dei piccoli diamanti, ma di non sapere chi fosse il galante donatore. In ogni caso, specifica, le pietre furono destinate al Fondo che aiuta i bambini poveri, altro non so, altro non ricordo...
La svalvolata venere nera che mastica e sputa uomini come chewing-gum, la frenetica pantera che azzanna la vita, meglio notturna, l'irascibile top-model che picchia senza problemi autisti e impiegati aeroportuali, questa icona di charme e di capriccio si trova improvvisamente al centro di un intrigo internazionale enormemente più grande di lei. E fosse solo questo. Ci sono traffici di armi e di diamanti, c'è un dittatore cinico e sanguinario, ci sono orrori di una guerra sommersa, ma non è tutto: dall'altra parte della scacchiera c'è pure Mia Farrow. Un osso durissimo. È la sua antitesi, è quel genere di donna che nessuno vorrebbe mai trovarsi di fronte nemmeno all'assemblea condominiale. Ormai ha 65 anni, ma non evidenzia il minimo segno di cedimento. Mastino era, mastino resta. Figlia di due genitori cattolicissimi, da bambina ha battuto persino la poliomielite, restando per un anno dentro il polmone d'acciaio. Da lì in poi, moto perpetuo: tre compagni (il primo Frank Sinatra, l'ultimo Woody Allen), tre figli naturali e sei figli adottivi. Più quaranta film, più vari premi, più la militanza da ambasciatrice Unicef. Sì, un osso durissimo: l'avversario peggiore anche per la venere nera abituata a malmenare autisti.
Eccola qui, l'algida e indomabile signora Mia, con una gran voglia di raccontare la sua versione. Il bianco muove: ma quali piccoli diamanti, quella volta Naomi raccontò a tavola d'aver ricevuto un diamante enorme. In un preciso corollario di particolari, la Farrow non cede di un millimetro, senza preoccuparsi minimamente di sbugiardare la collega. «Era eccitata, lei stessa ci disse che era il regalo di Taylor. Io non chiesi perché, non so se avessero flirtato. Comunque non posso sbagliarmi: raccontai tutto ai miei figli, ricordano le stesse cose...».
Ricapitolando: il match sembra mettersi malissimo per Naomi, accusata di aver mentito due volte. Una sulla grandezza delle pietre, l'altra sul mittente del regalo. Per l'accusa, sarebbe evidente come Naomi non voglia inguaiare il dittatore Taylor. Ma la sensazione è che ormai il reato, l'imputato, la sentenza stessa stiano diventando dettagli secondari. Il vero evento teletrasmesso dall'Aia è questo duello in bianco e nero che mette a confronto due donne, due mondi, due modi d'essere donna. Dimmi con chi stai e ti dirò chi sei: credere a Mia, inguaribile attivista dell'esistenza, o credere a Naomi, inguaribile diva dell'effimero? Sarebbe pure divertente e appassionante, come gioco dell'estate. Peccato per quella seccatura dei 120mila morti, che aspettano un poco di giustizia.