«Guerra e Pace» e «Rudolph» anche la Rai s’ispira ai classici

Cinzia Romani

Era ora che il piccolo schermo, lardellato di reality scadenti e condotti, con inutile concitazione, fino a notte fonda, servisse su un piatto d’argento un po’ di buona letteratura, sorella nobile dell’intrattenimento catodico. Domenica è partita Assunta Spina, miniserie tratta dall’omonimo dramma di Salvatore Di Giacomo, scritto e ambientato nel 1909, ma per tutto l’anno nuovo le previsioni parlano di sole alto sui più bei nomi letterari. C’è da scommetterci: quando, da gennaio, su Raiuno andrà in onda la miniserie Guerra e pace, tratta dal capolavoro di Lev Tolstoj, molti saranno tentati d’intraprendere, nel cuore dell’inverno, stagione assai adatta alla quiete riflessiva, la lettura del più significativo romanzo storico russo. Le riprese delle quattro puntate, frutto d’una coproduzione internazionale da ventisei milioni di euro (Rai Fiction con la russa Canal Rossia, la tedesca Eos Film, la francese Pampa Production, la polacca Baltmedia, la spagnola Grupo Intereconomia), si sono svolte, a partire da quest’estate, tra Lituania e San Pietroburgo, con il bel tenebroso Alessio Boni nei panni del principe Andrej Bolkonskij, che rompe con la fatua società pietroburghese, per affrontare la guerra, la prigionia e l’amore infelice per Natasha Rostova, qui la francese Clemence Poesy. E se Violante Placido, l’unica «cattiva» in un cast di anime belle, sarà la vanitosa Kuragina, i cui vezzi fan perdere la testa a Pierre Bezuchov (Alexander Beyer), l’altra attrice italiana, Valentina Cervi, interpreta Maria, la religiosissima sorella di Andrej, vero emblema del misticismo russo. Andrea Giordana e Toni Bertarelli saranno, rispettivamente, il conte Rostov e il principe Kuragin. A dirigere vedette internazionali quali Malcolm McDowell (il principe Bolkonskj padre) e Brenda Blethyn (Maria Dimitrievna) pensa Robert Dornhelm, mettendo l’accento sul lato enigmatico della complessa vicenda.
Pescando dal mazzo, dove tivù e letteratura si mischiano, ecco Le ragazze di San Frediano, fiction di Raiuno, diretta da Vittorio Sindoni e tratta dall’omonimo romanzo di costume del fiorentino Vasco Pratolini (1913-1991), autore lirico saccheggiato del cinema (da Cronache di poveri amanti, film di Lizzani del 1953 a Cronaca familiare (1962) di Valerio Zurlini, regista che, nel 1954, girò una versione bozzettistica delle Ragazze di San Frediano, fino al Metello di Bolognini, 1969). All’umile mondo fiorentino ritratto da Pratolini danno vita due fanciulle di Firenze: Vittoria Puccini, Mafalda perfetta, con i suoi occhi romantici e la dizione impeccabile, già apprezzati in Elisa di Rivombrosa (Canale 5) e Martina Stella, che impersonerà la modesta Silvana. Trine e pizzi non mancheranno, gli scorci sul Lungarno faranno il resto. Le due animeranno anche, rispettivamente, Rudolph (ancora Raiuno), erigenda fiction coprodotta con Germania e Austria, laddove Vittoria Puccini sarà la baronessa austriaca Maria Vetsera, protagonista, con Rodolfo d’Asburgo, del dramma svoltosi nel padiglione di caccia di Mayerling, presso Vienna, nel 1889 e La freccia nera (di cui si legge qui sopra), dall’omonimo romanzo di Robert Louis Stevenson (1850-1894), pubblicato nel 1888. Ritroveremo la Stella (nel ruolo della romantica crocerossina Albertina) in «La guerra sulle montagne» (Canale 5), fiction diretta da Giacomo Campiotti e liberamente tratta dal romanzo L’amore e la guerra, del poeta del colonialismo britannico Rudyard Kipling. E pure in La sacra Famiglia (regia di Raffaello Mertes, ancora Canale 5), Martina darà il meglio di sé, sotto il manto della Madonna, mentre Alessandro Gassman animerà un moderno san Giuseppe. Magari, qui non è il caso di parlare d’opera letteraria in senso stretto, però con il Vangelo siamo senz’altro dalle parti del bestseller.