Guerra fredda su Generali e il titolo corre (più 2,2%)

Mediobanca arrotonda la quota, Roma si chiama fuori: «Non compriamo»

Massimo Restelli

da Milano

Guerra fredda su Generali. Lo snodo è il rinnovo del vertice atteso in primavera, ma l’impegno al «riarmo» non conosce sosta in Piazza Affari, dove Trieste ha messo a segno un altro rialzo del 2,2% (più 4% a Sant’Ambrogio) affacciandosi ai massimi dell’anno: 35,12 euro.
Sulla scia di Prudential la giornata è stata positiva per l’intero settore assicurativo europeo (più 1,3% l’Eurostoxx), ma per trovare valori simili a Trieste occorre risalire all’estate 2001. Abbastanza per confermare come dietro la corsa non ci siano i fondamentali, ma la gara per il controllo della prima multinazionale del Paese. Ufficialmente tutto è immobile ma dopo la mossa con cui De Agostini ha raggiunto il 2% di Trieste la sensazione è opposta, almeno stando ai volumi: 1,4% il capitale scambiato solo ieri (17,8 milioni di pezzi).
Capitalia, cui fa capo il 3% di Trieste, si è chiamata fuori: «Non siamo noi che stiamo comprando, non stiamo facendo acquisti», ha detto l’amministratore delegato Matteo Arpe ma ad alimentare la fantasia degli operatori è stato anche lo 0,04% rastrellato da Mediobanca il 16 novembre per un esborso di 16,5 milioni. Attribuire la paternità degli ordini in ogni caso rimane complesso. A meno che Consob non rompa gli indugi chiedendo, come già accadde nella primavera 2003, una fotografia aggiornata del libro soci. Anche se il dispiegamento probabilmente è generalizzato a fondi e piccoli azionsiti la mossa dell’Authority farebbe infatti diventare completamente «trasparenti» le quote superiori al 2% del capitale superando le soglie rilevanti previste dal Testo Unico della Finanza.
Nel frattempo alcuni scrutano il fronte francese grande azionista di Mediobanca e che trova il proprio alfiere nel presidente delle Generali, Antoine Bernheim. Il grosso della partita sembra comunque giocarsi nell’equilibrio tra il fronte di Piazzetta Cuccia (primo socio con il 14,1%) e quello in cui militano Intesa, Zaleski, De Agostini e forse Unicredit.
Se perdono peso le ricostruzioni che volevano coinvolta la Fondazione Cariverona c’è infatti attesa per qualche scossone da parte del finanziere franco-polacco capace di costruire in pochi anni una presenza ramificata nel mondo creditizio. Ultima tappa ufficiale Sanpaolo, anche questa «vissuta» accato al presidente di Ca’ de Sass Giovanni Bazoli. Occhi puntati anche su De Agostini che potrebbe essere interessata ad arrotondare sebbene si sia precipitata a definire puramente «finanziario» il proprio impegno smentendo quanti cercavano un collegamento con la vendita di Toro a Trieste: ieri le adesioni all’Opa hanno raggiunto il 52,4% del capitale.
Ecco perchè, malgrado Piazzetta Cuccia sia tenuta a comunicare a cadenza mensile le operazioni che coinvolgono Generali e Rcs, alcuni hanno letto nel rastrellamento a metà novembre un avvertimento agli avversarsi del presidente Gabriele Galateri di Genola.