«La guerra di Mario», bambino affamato d’amore

«Non è un racconto a tema, non voglio essere didascalico» sostiene il regista

da Locarno

Mario ha nove anni, è di Napoli ed è considerato un «bambino difficile». Il Tribunale dei Minori lo ha sottratto alla famiglia naturale e a una serie di abusi non specificati e lo ha dato in affido temporaneo a una coppia benestante e senza figli, formata da Giulia e Sandro. Giulia s’innamora perdutamente della sua nuova condizione di madre e non nega nulla al capriccioso e introverso Mario; Sandro è intimidito dalla nuova presenza, non riesce a stabilire un dialogo con il bambino. All’osso, questo il soggetto di La guerra di Mario, il nuovo film del napoletano Antonio Capuano, esploratore degli angoli più oscuri della sua città in film come Vito e gli altri o Pianese Nunzio 14 anni a maggio, unico italiano in concorso a Locarno, dove ieri è stato proiettato tra molti applausi, e in uscita nelle nostre sale a novembre.
Il sessantenne Capuano dice di aver voluto un film «frugale, disadorno, quindi niente “bella fotografia”, niente “belle inquadrature”, nessun virtuosismo di ripresa». Giulia è Valeria Golino, romana ma abile a mimetizzarsi in napoletana, Sandro Andrea Renzi, attore-feticcio di Mario Martone, ma la vera star della pellicola, nel bene e nel male, è il piccolo, 9 anni, Marco Grieco, il Mario del titolo. «Marco scappava dal set per poi tornarci all’improvviso, si ribellava, all’inizio diceva “perché avete scelto proprio me?”. Una volta ha addirittura litigato con il direttore della fotografia, Luca Bigazzi: siccome Luca voleva che rispettasse le indicazioni di ripresa gli ha replicato “Metti l’occhio lì e fai il tuo lavoro!”» racconta Capuano.
Superata la diffidenza, Marco ha iniziato ad affezionarsi agli attori e alla troupe: «Dopo tre settimane di lavorazione ha deciso che andava bene così, che si sentiva accettato, amato e si è attaccato a me come a una vera mamma» dice la Golino. I problemi, nella realtà e nella finzione, sono rimasti con Renzi: «Il mio personaggio ha difficoltà a rapportarsi con questo bambino, tra di loro vige una insofferenza reciproca e anche tra me e Marco non vi è stato grande feeling».
Aneddotica a parte, La guerra di Mario non è un film a tema - l’affidamento temporaneo piuttosto che l’eclisse del padre nella famiglia contemporanea - tiene a sottolineare Capuano: «Non mi piace essere didascalico, il film è dello spettatore, ognuno vi legge la sua verità, l’enigmaticità della vita».
Anche la Golino rifugge dalle letture: «Questo film è soprattutto una storia d’amore. Provo tenerezza per il mio personaggio: è un cumulo di nozioni, ha difficoltà con sua madre, forse un desiderio di maternità inespresso. L’incontro con Mario la sconvolge, lo asseconda anche nelle azioni peggiori, finisce con il diventarne schiava. Se vorrei adottare un bambino? Non so, è una situazione complessa».
Sandro, il marito, è molto diverso da Giulia: «Lei è affascinata dalla creatività e dalla fantasia di Mario, Sandro prova a dialogare con lui ma non ci riesce. Sandro è l’uomo delle regole, dell’ordine. Ho dovuto riconoscere a me stesso di avere tutte le difficoltà di Sandro, soprattutto nei rapporti con i bambini. L’adozione? In una situazione come quella del set non adotterei un bambino, in generale invece sì» conclude Renzi.