Guerra del mattone a Roma Rutelli s’infuria con Walter

Nella Capitale scoppia la polemica per il nuovo Piano regolatore. E il possibile successore del sindaco attacca: città nei guai, al Campidoglio si stia a tempo pieno

da Roma

Dieci anni quasi d’amore e d’accordo. Mai sparare su Uolter, il sussurrato invito a cronisti e a vertici del giornale. Poi ieri, con il sindaco ormai in articulo mortis per via della sua ascesa a candidato premier, ecco quello che non ti aspetti: un furibondo attacco a Veltroni sulla prima pagina di cronaca del Messaggero in cui lo si accusa di cambiare le carte in tavola, di fregarsene della «ggente», di aver predisposto un blitz per suoi non troppo oscuri interessi. E nel pomeriggio, nuova sorpresa. Annunciando la sua «quasi candidatura» al Campidoglio, Francesco Rutelli riserva un paio di stoccate velenose al suo predecessore. Rimarcando che Roma ha bisogno di un «sindaco a tempo pieno». Promettendo «radicali novità nelle proposte alla città». Accompagnando agli elogi di rito per il veltroniano «modello Roma» un monito allarmante: «Ci sono problemi nuovi - tuona - alcuni molto seri». Quella di Rutelli non sarà la bacchettata (poi corretta) di papa Ratzinger sul degrado della capitale, ma è comunque un affondo inaspettato rivolto a un sodale che appena due giorni fa aveva auspicato il ritorno di Cicciobello in Campidoglio «nel segno della continuità».
Tornando all’assalto del Messaggero, che cosa è successo nelle stagnanti acque della politica romana per avviare un’offensiva di tale portata? Perché mai Francesco Gaetano Caltagirone, industriale (sua l’impresa di costruzioni Vianini) ed editore del quotidiano romano e di altri, si è deciso a scagliarsi contro il primo cittadino di cui era sempre stato gradito ospite nelle tavolate che contavano? Semplice: si è scoperto che al Prg che la capitale attendeva dal ’62, e che era stato varato senza particolari problemi qualche tempo fa, quatto quatto adesso che si tratta di votarlo nell’aula consiliare, qualcuno ha aggiunto tre «variantelle» di non poco peso. In una zona alla periferia est della capitale (Magliana) che avrebbe dovuto essere riqualificata, si darebbe il via libera a 188mila metri quadrati in più per uffici e abitazioni residenziali con tanto di grattacielo e alberghi. Un incremento di valore di quasi 200 milioni di euro per i quali il Campidoglio ne riceverebbe soltanto 28. Altra variantina e altra sorpresa: all’Eur, al posto dei grattacieli delle Finanze da demolire, sarà possibile impiantare uffici e case di pregio progettati da Renzo Piano per 150mila metri quadrati, con un incremento di valore, anche qui, di 200 milioni di euro. E in ultimo, nella periferia a nord-ovest, al posto del mantenimento della destinazione d’uso a commerciale-artigianato, si prevede la costruzione di un milione di metri cubi in più per abitazioni residenziali, con un altro beneficio di un centinaio di milioni di euro per chi vi metterà mano.
Un colpo di mano, insomma. Ma con una aggravante che Il Messaggero non nasconde: le tre modifiche proposte al Prg verrebbero a soddisfare le tasche dei fratelli Pierluigi e Claudio Toti (Lamaro, l’azienda che controllano). Che, proprio grazie alla benedizione di Uolter, hanno regalato al sindaco il Globe theatre di Villa Borghese, costruito la nuova fiera di Roma, restaurato la galleria Colonna e messo su quintalate di cemento per la «porta di Roma» sul raccordo anulare, piazzandovi Ikea e altre mega gallerie commerciali. Veltroni e i Toti sono legati a doppio filo anche dalla Virtus Lottomatica, la squadra di basket della capitale.
Così, la lunga pax capitolina tra costruttori romani viene oggi meno. Non sono pochi i palazzinari che affilano le armi in vista del voto delle varianti, tra una settimana. Non solo perché Il Messaggero se la prende con chi «cambia un piano regolatore per inventarsi edilizia d’élite», ma anche perché pure altri soggetti sono sul piede di guerra. Compreso il presidente della Lazio, Lotito, che si vede rifiutato un terreno per lo stadio, quando al presidente della Roma Sensi il Comune ha regalato l’edificabilità a un suo terreno agricolo.