La guerra nell'Est fa scappare i turisti. Il mercato del sesso attira solo gli arabi

Il fronte del conflitto è a 1.200 chilometri ma i russi e gli europei non vengono più. Al cimitero accanto alle tombe degli eroi della Seconda guerra mondiale i tumuli dei caduti delle scorse settimane

«E ora se vuole può andare a visitare la parte degli eroi contemporanei». Finito il giro al Lychakiv, il cimitero monumentale di Lviv, dove si conserva la memoria cosmopolita della città, la giovane guida invita a discendere la collina e dare un occhio alla parte dove sono sepolti gli eroi di guerra. Accanto ai monumenti sovietici, che ricordano i morti del secondo conflitto mondiale, c'è una fila di tombe più modeste, scavate di fresco. Sono sommerse da cumuli di fiori da cui spuntano solo croci di legno e coccarde giallo e azzurre. I nomi si leggono con difficoltà, le fotografie raccontano di giovani dai capelli rasati e le facce tristi come un romanzo russo. Cinque file, spazio per otto tombe per fila: 37 sepolture in tutto. È inizio luglio, e l'ultimo soldato è stato interrato il 17 giugno. Andrej Jurijovyc, 23 anni, nato a Lviv e morto a Shyrokyne, Donbass. Piantate nel terreno, le bandiere ucraine circondano i tumuli. Su una panchina di ferro una ragazza con il capo coperto parla con due babushke con il velo. Dalla collina scende un anziano in canottiera a righe: ha dei fiori in una mano, mentre l'altra la dà a un bimbo che avrà sei-sette anni.

È nel cimitero monumentale Lychakiv che qui a Lviv sono sepolti i soldati caduti in questi mesi nell'Ucraina orientale. Oltre 2.100 da tutto il Paese, secondo le stime ufficiali. Da marzo 2014 nella zona del Donbass, intorno alle città minerarie di Donestk e Luhansk è scoppiata una guerra civile che vede fronteggiarsi l'esercito regolare ucraino e le milizie separatiste, pesantemente appoggiate dai russi. Formalmente ci sarebbe il cessate il fuoco, ma da un lato e dall'altro del fronte si spara e si muore ogni giorno. Lviv dista oltre 1.200 chilometri dalla zona dei combattimenti e le tombe al cimitero Lychakiv sono uno dei pochi segni tangibili che questo è di fatto un Paese in guerra. Gli altri sono i cartelli pubblicitari che invitano ad arruolarsi e i banchetti nella piazza antistante la chiesa di S. Bernardino. Vendono giacche militari, anfibi, canottiere a strisce bianche e azzurre e bandiere ucraine. Sono destinate ai volontari che sono partiti con le milizie che combattono fianco a fianco con l'esercito regolare. Fai un'offerta e al fronte arriverà il materiale che hai contribuito a comprare. Di fucili e munizioni non se ne vedono, non qui.

Per il resto Lviv sembra una città come tutte le altre, impoverita da un'economia in caduta libera (il Pil è crollato del 13% in due anni), ma comunque piacevole. Il turismo è sempre stato una parte importante della sua economia ma gli arrivi internazionali sono fermi. «A Lviv sono sempre venuti tanti russi, per loro questo era l'avamposto dell'Occidente e non c'era bisogno del visto. Adesso se ne vede ancora qualcuno, ma molti, molti meno», racconta nel suo ufficio il giovane sindaco, Andrei Sadovyi, vestito con la vyshivanka , l'abito ricamato tradizionale. Sono meno anche gli occidentali che prima arrivavano numerosi, attratti dalla bellezza della città che ha conservato un centro storico ottocentesco praticamente intatto e dalla convenienza dei prezzi. Adesso sarebbero ancor più convenienti (a febbraio la hryvnia ha perso il 30% in un giorno), ma di turisti a causa della guerra ne arrivano pochi. Geografia, questa sconosciuta. Gli unici turisti che non conoscono crisi e non si spaventano all'idea di due colpi di mortaio sono giovani turchi e cittadini dei Paesi del Golfo in cerca di avventure con donne ucraine nei club del centro. Il primo cartellone che vedi appena atterri al moderno aeroporto è piuttosto esplicito: invita al Metro club per un sex party. Difficile pensare che questi turisti si spingano fino al cimitero Lychakiv per rendere omaggio ai caduti di ieri e di oggi di Lviv.