È guerra tra palestinesi. D’Alema: colpa d’Israele

Il ministro degli Esteri: Gerusalemme non doveva chiudere il valico di Rafah per impedire il transito tra Gaza e l’Egitto

I palestinesi rischiano di sprofondare nella guerra civile, dopo gli scontri di ieri fra poliziotti di Fatah e miliziani di Hamas, provocati da un presunto attentato al convoglio sul quale viaggiava il primo ministro Ismail Haniyeh. Mentre l’incendio si propagava con manifestazioni e sparatorie, da Gaza alla Cisgiordania, provocando un morto e 35 feriti, il ministro degli Esteri Massimo D’Alema dava la colpa agli israeliani.
La nuova impennata di violenza era cominciata 24 ore prima, quando gli israeliani avevano ordinato la chiusura del valico di Rafah, fra la striscia di Gaza e l’Egitto, per evitare che il premier palestinese rientrasse in patria con 35 milioni di dollari in contanti donati dall’Iran e da altri Paesi.
Non sono stati gli israeliani, però, ad attaccare il valico facendo scappare i poliziotti palestinesi di guardia e gli osservatori europei, guidati dal generale dei carabinieri Pietro Pistolesi. Gli assalitori erano uomini di Hamas che hanno messo il valico a ferro e fuoco. Probabilmente il presidente palestinese Mahmoud Abbas, alias Abu Mazen, era in sintonia con gli israeliani per non far arrivare soldi freschi nelle casse esangui del governo di Hamas. D’Alema, comunque punta il dito contro Israele «che in tutti questi mesi ha tenuto chiuso il valico». Secondo il ministro degli Esteri «si è evitato il peggio grazie alla saggezza dell’azione delle forze europee, in particolare del generale Pistolesi».
In realtà il peggio doveva appena iniziare. Durante la notte il premier Haniyeh era riuscito a rientrare a Gaza, ma senza la valigia con i dollari. Appena passato il valico dei cecchini hanno aperto il fuoco sul convoglio. Il primo ministro di Hamas è stato salvato da una guardia del corpo, che gli ha fatto da scudo umano rimanendo ucciso. Il figlio di Haniyeh e un altro membro della scorta del premier sono rimasti feriti. L’attacco, condotto in maniera talmente pasticciona da lasciare pesanti dubbi sulla paternità, ha scatenato le ire di Hamas. Una volta che la notizia si è sparsa la polizia parallela del ministro degli Interni ha cominciato a prendere posizione nei principali crocevia, soprattutto a Gaza city. Sparatorie sono scoppiate nei dintorni dell’abitazione di Mohammed Dahlan, bestia nera degli integralisti, ex capo della sicurezza palestinese, fedele ad Abu Mazen, che forse vorrebbe rimetterlo in sella. Il portavoce di Hamas, Ismail Rawdam, ha subito accusato Dahlan di «responsabilità diretta nel tentativo di omicidio», di «essere il regista dell’operazione» e di aver fomentato «una campagna sui media» per discreditare il movimento estremista islamico.
La situazione era resa ancora più incandescente dal fatto che ieri Hamas festeggiava il 19° anniversario della sua fondazione con grandi manifestazioni di piazza. A Ramallah, capoluogo della Cisgiordania, circa 1.500 fondamentalisti di Hamas volevano raggiungere il centro città dopo la preghiera all’ora di pranzo. La polizia palestinese in assetto anti sommossa e la Guardia presidenziale di Abu Mazen avevano ordine di impedire il corteo. Scaramucce si erano già registrate davanti alla moschea, ma a un certo punto dai manganelli e dai lacrimogeni si è passati ai kalashnikov. Sul terreno sono rimasti 35 palestinesi, in gran parte di Hamas, due dei quali versano in gravi condizioni. Altri incidenti si sono verificati a Jenin dove si segnala un morto, ma della fazione di Fatah.
A Gaza city, nel frattempo, il premier Haniyeh aveva appena finito di arringare una folla di 100mila persone riunita allo stadio per l’anniversario di Hamas. «Mi appello a voi affinché preserviate l'unità nazionale e non facciate scorrere il sangue palestinese», ha detto il primo ministro, ma non sembra che sia stato molto ascoltato. Parlando dell’attacco subìto durante la notte lo ha definito «un crimine intenzionale» e poi si è dilungato nello spiegare il successo della raccolta fondi durante il suo viaggio all’estero delle ultime due settimane, che fra contanti e promesse di pagamento raggiunge i 250 milioni di dollari.
Il caos che sta portando i palestinesi sull’orlo della guerra civile non a caso è scoppiato ieri, alla vigilia del temuto annuncio da parte del presidente palestinese Abu Mazen di elezioni anticipate, che Hamas rifiuta.