Ma la guerra più assurda si combatte sui numeri

Il primo a distribuire bacchettate è stato il sottosegretario belga responsabile per l’Immigrazione, Melchior Wathelet, «Sull’allarme immigrati dalla Libia, bisogna evitare cifre demenziali». Proprio così: demenziali. Detto durante il Consiglio affari interni a Bruxelles. Mica al bar: «Non si può giocare a fare paura lanciando cifre demenziali - ha insistito con aria severa - Ma, allo stesso tempo, bisogna anche essere pronti a livello europeo per essere solidali con i Paesi che dovranno affrontare situazioni estremamente pericolose e difficili». Poi è arrivato il ministro svedese Tobias Billstrom, osservando che queste ondate di migranti sul Mediterraneo «non si sono ancora viste», e che bisognerebbe avere «un atteggiamento più equilibrato». Ha ricordato di non aver mai usato espressioni come «epocale» quando, ad esempio «la Svezia ha accolto 32 mila richiedenti asilo, l’anno scorso, su una popolazione di 9 milioni di persone». Facendo le proporzioni, rispetto alla popolazione italiana, sarebbe come se invece di 5.000 tunisini a Lampedusa ne fossero arrivati 200.000, ha spiegato.
Insomma i soliti esagerati italiani, non fate i vittimisti come al solito. Ci sarebbe solo da capire allora come mai nello stesso momento in cui l’Europa giocava al ribasso il Frontex, l’agenzia europea per il controllo delle frontiere, cioè in pratica l’Europa stessa, avvisava allarmata i naviganti: «In Libia ci sono tra mezzo milione e un milione e mezzo di migranti che vengono dalla regione subsahariana». Non solo: bisogna stare molto in guardia anche contro il rischio che nel possibile flusso migratorio verso l’Europa si mescolino pericoli per l’antiterrorismo. E l’Onu? Per l’Onu sono migliaia i libici che stanno cercando di raggiungere la Tunisia o l’Egitto, dove i profughi sarebbero addirittura 15 mila.
Ma allora allarmismi o esodo? Il ministro degli Interni Maroni non ha dubbi: «Non c’è nessuna esagerazione nel dire che esiste il rischio di una catastrofe umanitaria». «Dobbiamo essere pronti - ha ammonito ancora - stiamo predisponendo le strutture per cifre a cinque zeri». Il ministro ha citato le stime della Lega araba, secondo cui «almeno il 10%» dei 2,5 milioni di profughi che si trovano in Libia sarebbe pronto a partire. «Si è detto che andranno in Egitto, in Tunisia o in Algeria - ha ricordato - ma c’è anche uil nord, l’Europa». E di fronte a una prospettiva del genere c’è da dare i numeri...