La guerra privata di D’Alema: fuoco su Stati Uniti e Israele

Il vicepremier: «La loro politica ha creato una situazione impossibile e seri danni». Poi canta vittoria: «Merito nostro se la Ue è unita»

Gianni Pennacchi

nostro inviato a Bruxelles

Trattiene a stento l'orgoglio, ma gli traspare ugualmente la voglia di cantar vittoria, proclamare all'universo mondo che il nostro governo, anzi lui stesso in prima persona, ha salvato l'Europa e dato lustro all'Italia. «Avevamo insistito perché questa riunione si tenesse», esordisce con tono basso per poi subito scandire che questo vertice dei ministri degli Esteri Ue «ha avuto un successo al di là delle aspettative». E l'ha voluta lui questa riunione straordinaria del Consiglio europeo, mica Romano Prodi. Lui, Massimo D'Alema che ora, in conferenza stampa solitaria, completa anche i conti presentati da Kofi Annan assicurando che per il Libano, «siamo a quasi novemila uomini da parte Ue, e con l'impegno dei Paesi extra Ue arriveremo a 10mila uomini», e quel che più importa è che tutti e 25 i Paesi dell'Ue «si sono impegnati a fare qualcosa».
Ma la soddisfazione maggiore gli viene «più che dal numero di soldati arruolati», perché «fummo noi a lanciare la proposta di una forza internazionale», ed ora finalmente «è la prima volta che l'Europa assume un ruolo attivo in Medioriente». Non si tiene quasi, garantisce che «l'Europa è finalmente unita», finalmente «ha fatto gioco di squadra», mica come ai tempi dell'Irak. Gioca con l'inglese, il ministro degli Esteri, «prima eravamo payer ora siamo anche player»: oltre a pagare, finalmente ci fan giocare. Vede un futuro radioso, è convinto che ora si possa finalmente «aprire un processo politico che porti alla pace in tutta la regione». Si parte dunque, D'Alema ha già informato il premier del «risultato positivo», ovviamente spetta a quest'ultimo convocare il Consiglio dei ministri che «si terrà presto», per avere «una partenza quanto prima immediata». Ci sarà «una fase di ingresso», partirà dapprima e lestamente «la fanteria da sbarco», il San Marco, «che poi verrà sostituito dall'esercito coi mezzi corazzati».
Non che voglia rubar le competenze ad altri colleghi di governo, ci mancherebbe: ma se prima era lui a dettar la linea ora lo è ancor più. Del resto, era giunto a Bruxelles ieri pomeriggio facendosi precedere dal clamore di due interviste rilasciate a Le Monde e Haaretz. Al giornale israeliano spiegando che «la politica americana che Israele ha sostenuto ha creato una situazione impossibile e ha provocato seri danni, e gli Stati Uniti adesso stanno cercando una logica via d'uscita»; senza tralasciare la lezione che è «semplicistica» la visione israeliana di Hezbollah organizzazione terroristica, «se gli hezbollah fossero una piccola organizzazione terroristica non riceverebbero il sostegno di così tanti libanesi» è tornato a ripetere ricordando nuovamente i «35 deputati in Parlamento e tre ministri», dunque ravvediti popolo israeliano e fattene una ragione, «Hezbollah è una organizzazione militare, ma è anche una forza che si presenta alle elezioni». Al quotidiano francese, anticipando che se la missione in Libano proseguirà di successo in successo, potrà «servire da modello per il conflitto israelo-palestinese, al fine di rimettere in movimento il processo di pace».
Ma sì, andiamo anche a Gaza. In conferenza stampa, sarà l'euforia e l'ottimismo, D'Alema ha insistito: «Non è ovviamente una questione di oggi... Ma se Israele per la prima volta accetta che una forza internazionale contribuisca alla sua sicurezza, forse tra qualche mese si potrà ragionare se aprire una fase nuova nella striscia di Gaza, schierando anche là una forza internazionale». Sì, tra qualche mese, perché ovviamente in Libano ci attendono rose e fiori, oltre ai tradizionali cedri. E Jacques Chirac che trova esagerati 15mila uomini per l'Unifil? Probabilmente il presidente francese s'è piegato a inviare altri soldati ma non crede poi così tanto nella missione. D'Alema sorride: «Se la Francia ne assume la responsabilità, vuol dire che ci crede», risponde, «del resto la risoluzione dice “fino a 15mila”, anche io non lo so quanti ne occorreranno, si vedrà sul campo. Probabilmente bastano i 10mila già disponibili, ed è auspicabile che anche la Turchia dia una risposta positiva: Kofi Annan ci ha confermato che vi sarà la partecipazione anche di Paesi musulmani».
Sulle dichiarazioni di Silvio Berlusconi in verità lo interrogano i giornalisti, ma lo ha letto anche lui il leader dell'opposizione che invece dice come 3.000 militari italiani, per questa missione, siano troppi. D'Alema, sarà che è il suo giorno, risponde con magnanimità: «Forse, non so. Noi abbiamo dato disponibilità sino a 3.000 anche per dare un segnale forte, c'è stato un momento di incertezza e dovevamo farlo superare». Poi sorride, e rieccolo a dar lezione: «Del resto, poiché avremo il comando operativo a febbraio e quello strategico subito, sarà pur giusto che ci impegniamo adeguatamente».