Guerra di religione in carcere: coltellate tra italiani e islamici

IL CASO A Opera. La maxi rissa dovuta alle continue preghiere dei musulmani Botte anche agli agenti di polizia: otto detenuti sotto inchiesta. <a title="A San Vittore stranieri in maggioranza" href="http://www.ilgiornale.it/milano/gli_stranieri_sono_maggioranza/08-11-201... target="_blank"><strong>Il reportage</strong></a> / Dentro San Vittore gli stranieri sono la maggioranza

Scena: le docce del carcere di Opera. Protagonisti: da una parte un gruppo di detenuti italiani, gente di peso, alcuni provenienti dalle fila della malavita organizzata; dall’altra parte, un plotone di detenuti arabi. Il regolamento di conti parte all’improvviso, cogliendo di sorpresa le guardie, ma era nell’aria da tempo: tanto che, da una parte e dall’altra, c’è chi alla doccia si è presentato già attrezzato per lo scontro, armato di quelle armi artigianali che da sempre in carcere spuntano fuori al momento dello scontro. La rissa esplode furibonda e incontenibile. Era da tempo, che in un carcere milanese non si vedeva tanta violenza. Del tutto inedito, poi, è il movente che scatena la battaglia: l’insofferenza degli italiani per i riti religiosi della comunità musulmana, le preghiere a tutte le ore il cui eco rimbalza dalle celle e invade i reparti del supercarcere.
Di quella rissa che ha cambiato gli equilibri interni alla più tosta delle tre prigioni milanesi non era trapelato nulla all’esterno. Ma i rapporti erano inevitabilmente arrivati sui tavoli della Procura. Il pubblico ministero Antonio Sangermano ha lavorato a lungo per ricostruire non solo la dinamica precisa dello scontro furibondo, ma anche le sue cause e la sua genesi. E nei giorni scorsi ha inviato a otto protagonisti (su entrambi i versanti) del regolamento di conti l’avviso di conclusione delle indagini preliminari, che prelude alla richiesta di rinvio a giudizio per rissa aggravata, lesioni, nonchè per resistenza e violenza a pubblico ufficiale: perché quando gli agenti di polizia penitenziaria cercarono di sedare la rissa e separare i contendenti, le botte arrivarono anche per loro.
Di scontri tra etnie per la supremazia in carcere, da quando quello delle prigioni è diventato un universo marcatamente multietnico, ce ne sono già stati: memorabile quello di un paio d’anni fa a San Vittore, albanesi contro marocchini. Ma lo scontro nelle docce di Opera vede per la prima volta una comunità straniera andare senza timori reverenziali allo scontro con gli italiani, cioè con il gruppo etnico la cui supremazia in carcere non era mai stata messa in discussione. Ed è significativo il fatto che lo scontro frontale si sia consumato intorno ai riti religiosi che costituiscono un poderoso collante della comunità islamica. In gioco, insomma, non c’era solo l’inquinamento acustico causato dalle preghiere, ma la supremazia in carcere.
L’avviso di conclusione delle indagini è stato notificato ai detenuti negli altri carceri dove sono stati tutti trasferiti dopo la rissa. Sono accusati dalla Procura di «avere dato vita a una rissa scaturita all’interno della casa di reclusione di Milano Opera, tra soggetti ivi detenuti a seguito dell’aggressione attuata dal detenuto H.H. nei confronti del detenuto S.G., il quale intendeva verbalmente rimostrare per i disagi arrecati dal predetto H.H. e da altri detenuti di fede islamica nella realizzazione delle pratiche religiose connesse al Ramadan, svolte anche in orario notturno, con conseguenti fastidi per gli altri detenuti di fede non islamica, rissa connotata da reciproche offese alla incolumità personale dei soggetti che vi partecipavano, schierati in due gruppi di contendenti».