La guerra di Inès: perde contro Franco, vince come donna

Nell'ultimo romanzo di Almudena Grandes che aprirà un ciclo di volumi dedicati alle vicende spagnole sotto il franchismo c'è una giovane in lotta per difendere le proprie idee e soprattutto la sua dignità femminile

Ines, pardon Inès, è cresciuta in una famiglia di falangisti. All'ombra di una madre chioccia. E di un fratello che sosteneva Franco. E perseguitava i rivoltosi. Poi Inès si innamorò di un traditore, che le rubò l'amore - come fanno tanti uomini a molte donne - e per ringraziarla la mandò in galera. Dalla cella Inès finì in convento, dove i buoni uffici del fratello la spinsero, per toglierle almeno l'onta di una vita in prigione. Ma si trattava di un'altra prigione. Fisica. Spirituale. Mentale. Intellettuale. Morale. Psicologica. E Inès se ne accorgeva. Anche la moglie di suo fratello se ne accorgeva e fece l'impossibile per sottrarla da lì. Ci riuscì. E Inès approdò in una casa dove gli uomini della Falange spopolavano e lei era una sporca reazionaria. Carina abbastanza per essere usata. Per ritrovarsi in ginocchio. Davanti a un uomo che la piegasse ai suoi voleri. E sovversiva abbastanza per essere disprezzata. E umiliata. Perche' una donna spesso non deve avere idee. Ma uniformarsi ad altre idee.
E Inès per rinascere deve fuggire. In sella a un cavallo con cinque chili di ciambelle e tremila pesetas scappa anche da quella sua terza cella. Ma vivrà. Finalmente. Troverà l'accoglienza di un gruppo di guerriglieri e integrarsi non le sarà facile. C'è chi dubiterà della sua lealtà. Chi ne teme le delazioni. E' la dura vita nella Val d'Aran, quando un manipolo di rivoltosi al regime del Caudillo cercherà di avviare una «reconquista» della Spagna. Per liberarla dal giogo di un dittatore vigliacco. E ambiguo. «Inès e l'allegria» (Guanda, pp. 756, euro 20) è la storia di una donna che ce la farà. Ma costerà carissimo. «Inès e l'allegria» è la storia di una donna che si oppone a un regime. Affronta la clandestinità. Sposerà un guerrigliero. Si inventerà un lavoro. E ce la farà. Ma restando sempre lontana da casa. Perche' nemo propheta in patria. E mai come in queste pagine appare vero.
Quella di Inès che riuscirà a farsi una famiglia, soffrirà le assenze di un marito guerrigliero, avrà figli, troverà successo grazie alla sua cucina sopraffina è una delle mille avventure che si intrecciano nel periodo forse più buio della Spagna recente. E' l'epoca della guerra civile. Anni duri. Anni amari. Che hanno lasciato un solco profondo in un popolo provato. Dando vita e voce a migliaia di vicende che ora Almudena Grandes è intenzionata a tradurre sulle pagine di un ciclo di romanzi, per raccontare a modo suo una fetta di storia da non dimenticare. E «Inès e l'allegria» si annuncia come il primo di una serie di sei libri, tutti incentrati su questo tema. La lettura è piacevole. La scrittura, come al solito, magistrale. La Grandes è un'immensa narratrice che unisce gusto e sensibilità. Sa creare ambientazioni e, tra le pieghe di una Tolosa che diventa la seconda casa per guerriglieri in pensione timorosi di finire nelle prigioni di Franco, si ritrova anche il lettore. Nelle sale della «Cuoca di Bosost», dove Inès prepara brasati e cibi spagnoli, anche al lettore sembrerà di dover scegliere uno dei piatti del menu. E guardarsi attorno. Tra gli altri tavoli. Tra gli altri ospiti.
Il «miglior ristorante spagnolo di Francia» è quello in cui cala il sipario su una guerra persa, ma si alza il velo sul silenzio. E' il luogo dove riprendono vita i sogni. Dove la vita stessa, appunto, si ritrova. Franco non è mai stato sconfitto ma almeno la sua battaglia, Inès, l'ha vinta. Contro il pregiudizio. Contro l'odio. Contro il disprezzo. Contro le avversità. Sono pagine di una guerra interminabile. Incroci di battaglie individuali e collettive. Scontri senza l'onore delle armi. Insomma, guerre. Quelle di un popolo contro i propri fratelli. E quelle di Inès contro chi la voleva soggiogare. E farne una schiava.