La guerra santa senza confini degli imam «italiani»

Quello di Milano è accusato da un pentito: «Reclutava martiri». Quello di Carmagnola fonda un partito in Africa

Crescono i morti e la paura. Ora i cadaveri allineati nelle morgue di Algeri sono 33. Anche questo nuovo tragico bilancio rischia di non essere definitivo viste le gravi condizioni di alcuni dei sopravvissuti al doppio attentato di Al Qaida messo a segno all’entrata del palazzo del governo e nelle strade del quartiere di Bab Ezzouar. In attesa dell’ultimo saluto alle vittime il primo ministro Abdelaziz Belkhadem, il suo governo e il presidente Abdelaziz Bouteflika si interrogano sugli obbiettivi delle formazioni che operano dietro il marchio di «Al Qaida Maghreb». Di certo gli attentatori avevano previsto almeno una terza, devastante carneficina. Poche ore dopo le prime due esplosioni gli uomini dei gruppi antiterrorismo hanno trovato una Mercedes imbottita d’esplosivo parcheggiata non lontano da una scuola in un quartiere abitato da numerosi esponenti dei servizi di sicurezza. Al suo interno era nascosto un ordigno composto da cinquecento chili di esplosivo e da quattro bombole di gas. Un ordigno micidiale capace di trasformare le stradine di quel quartiere in un terzo mattatoio.
I servizi segreti algerini vogliono capire se gli attentati dell’11 aprile siano una semplice rappresaglia contro le operazioni anti terrorismo in corso nel paese o vadano inquadrati nell’ambito di una offensiva su scala regionale. Un’offensiva destinata a scattare nella simbolica data dell’11 del mese diventata dopo il settembre 2001 una sorta di marchio di fabbrica di Al Qaida. Se così fosse anche la cellula terroristica marocchina sgominata all’alba di martedì a Casablanca era pronta a colpire in perfetta sincronia con i terroristi suicidi di Algeri. L’ipotesi, assai preoccupante, sottende l’esistenza di una cupola di comando regionale capace di coordinare l’attività in vari Paesi del Maghreb e forse anche in molte città europee. Non a caso da mercoledì mattina sono in stato di massimo allerta anche i servizi di sicurezza italiani, francesi e spagnoli. In questi tre Paesi vivono e operano centinaia di militanti legati ai gruppi fondamentalisti protagonisti della spietata guerra civile algerina. Ai fuoriusciti già presenti in Europa si sono aggiunti molti ex detenuti liberati in seguito alle amnistie concesse dal governo algerino a circa duemila ex militanti islamici.
Se, come temono molti analisti, «Al Qaida Maghreb» è veramente riuscita ad inglobare le strutture estere del «Gruppo Salafita per la Predicazione e il Combattimento» e di altre vecchie formazioni islamiste allora anche l’Europa è nel mirino. O almeno viene utilizzata come base logistica per coordinare per le operazioni nel Maghreb. Su queste considerazioni si basa l’allarme lanciato da Roma, Parigi e Madrid in attesa che Algeri e Rabat mettano a disposizione elementi utili ad analizzare la nuova ondata di attentati.
Le autorità marocchine hanno smentito, intanto, l’arresto un quinto componente della cellula sgominata martedì a Casablanca. Continua, però, la caccia ad almeno altri due fuggitivi. Algeri ha intanto pronto un pacchetto di nuove misure di sicurezza. Il pacchetto è stato approvato in una riunione straordinaria del governo presieduta dal capo dello Stato Abdelaziz Bouteflika. Il premier Abdelaziz Belkhadem ha definito gli attentati «una provocazione mediatica» studiata per boicottare le elezioni del 17 maggio.