Guerra sul Monte Moro. È finta, anzi no

Telefonata al 113: «Correte, quassù se le stanno dando, si ammazzano». Il 113: «No, stia tranquillo, è tutto per finta». La chiamata alle 9 di domenica mattina non stupisce il poliziotto di turno in centrale operativa. Ma il cittadino allarmato insiste, perché sul Monte Moro è in corso una «guerra». Avevano ragione tutti e due, il poliziotto e il cittadino.
Domenica mattina, sul Monte Moro era davvero in corso una guerra finta, quella messa in scena da una cinquantina di appassionati di soft air, le armi innocue che sparano proiettili coloranti e che consentono agli aspiranti marines di affrontarsi per vedere chi è più bravo. Un po’ come una partita di calcetto tra scapoli e ammogliati, ma con il brivido del film di guerra. Eppure sul Monte Moro era anche in corso una «guerra» che non aveva più nulla a che fare con la passione per le armi giocattolo. Lassù, i guerrafondai-arcobaleno avevano trovato un «nemico comune», perché nello stesso bosco era stato organizzato un altro appuntamento. La sera precedente era iniziato un rave party, una nottata di musica (e non solo) non-stop fino all’alba. Figurarsi la gioia dei «ballerini» quando la sveglia suonata è stata quella marziale dei «combattenti». Le richieste di «fare piano» o scegliere un altro campo di battaglia hanno ottenuto però solo risposte negative. Anche perché gli appassionati di soft air avevano tutte le regolari autorizzazioni per lì. Il rave party invece era abusivo. Non si sono certo spiegati con flemma anglosassone sulle pendici del Monte Moro. Né gli amanti del rave si sono fatti spaventare dalle mimetiche, visto anche che numericamente erano circa il doppio rispetto ai marines della domenica. L’intervento della polizia così c’è stato. Per rissa. Ma alla fine è tornata la ragione. La tregua.