La guerra di Troia vista da Accordino a «Vapori Zerosei»

La cronaca dell’«Iliade» riscritta da Amadio

Viviana Persiani

Non è vero che nel panorama teatrale contemporaneo si fatica a reperire lavori e testi dignitosi; probabilmente l'origine della nuova drammaturgia non risiede in un mero calcolo commerciale, bensì da autentiche passioni e da amori viscerali. Come nel caso di Iliade, cronache di una guerra, lo spettacolo nato da un'idea di Tommaso Amadio e diretto, sulla scena della Fabbrica del Vapore fino al 9, da Corrado Accordino.
Presentata nell'ambito della rassegna Vapori zerosei, curata dal Teatro Filodrammatici, la messinscena riporta lo spettatore nella tanto antica, quanto attuale, dimensione bellica dell'opera omerica, dove gli eroi facevano a gara per ottenere l'immortalità. Fu Omero ad offrire loro questa opportunità raccontando le gesta e le imprese di Ettore, di Achille, di Patroclo, di Agamennone, raccogliendole nell'Iliade, testo di grande lirismo con elementi evocativi di tale forza che hanno folgorato Amadio.
«Questo spettacolo, infatti -racconta Tommaso Amadio, in genere impegnato nella direzione, al fianco di Accordino, del Teatro Binario 7 di Monza - è nato l'anno scorso dall’esigenza di dare forma alla parola omerica e alle sue immagini. Ci sono stati racconti che mi hanno suggestionato particolarmente, come, ad esempio, lo schieramento dei due eserciti, quello greco e quello troiano, rappresentanti di due differenti civiltà, due diverse culture».
A porre l'accento su questa diversità, sulla scena, oltre ad Amadio, ci saranno due musicisti che, con i loro strumenti, accompagneranno la lettura drammatizzata del lavoro. «Chiaramente era impossibile raccontare tutta l'opera omerica; ecco perché partendo dalla mia idea, Nicola Baldoni si è occupato di dare corpo al testo; attraverso l'occhio di Tersite, un uomo comune, storpio, rappresentante della vox populi, viene offerta la cronaca di cinque giorni del conflitto. In un gioco a tre, i musicisti, interagiscono con me musicando il racconto, ma anche dandone forma ed interpretazione. Nello spettacolo, infatti, è importante anche il linguaggio della danza».
Ritmi occidentali dei greci, scanditi dalla chitarra, dai fiati e dalla batteria, si contrappongono nettamente con i suoni africani che escono dalla korà e dal balafon, chiamati a raccontare la multiforme civiltà troiana. «Con questo mio spettacolo ho voluto affrontare la terribile guerra vista dall'occhio dell'uomo comune, filo rosso che ci accompagna per tutto il percorso».