La guerra verde delle Cinque Terre

Maria Vittoria Cascino

Quel Villaggio Marino Europa che nelle Cinque Terre fa litigare la sinistra. O almeno sembra. Quella futura struttura ricettiva da 3 milioni e mezzo di euro cui molti ambientalisti plaudono e certi altri criminalizzano. Che l’Ente Parco apprezza, Legambiente appoggia e i Verdi ripudiano. Via libera ai messaggi incrociati, polemicissimi. Di traverso al progetto si mette il Comitato per le Cinque Terre, due mesi di vita, assolutamente apolitico, che però si tira dietro l'associazione Marevivo, il consigliere regionale ex Rifondazione Comunista Lorenzo Castè, i Verdi della Provincia spezzina con Daniela Minutolo, e fa schierare il loro consigliere regionale Carlo Vasconi in una «battaglia ormai solo ideologica, nel senso di ideale». Il confronto è aperto. Lo sguardo lungo la striscia sotto la stazione di Corniglia, ancora Comune di Riomaggiore. Alle spalle la massicciata della via ferrata, sotto lo strapiombo sul mare di circa 20 metri. Una striscia da urlo senza accessi alle auto. Nessun attracco. Solo treno e voglia di camminare. E una serie di bungalow di plastica e amianto generati dal boom edilizio formato anni '60.
Era il Villaggio Europa. Che l’allora titolare fa funzionare proficuamente sull'area avuta in gestione dalle Ferrovie. Area che gli eredi acquistano per rivenderla poi ai fratelli Greco, i due imprenditori spezzini che per quella fetta di paradiso sborsano un paio di milioni di euro. Lo scorso anno un incendio doloso riduce in cenere il 20% di quelle strutture fatiscenti, ormai frequentate da vagabondi. Intanto cresce il progetto del nuovo Villaggio Marino Europa firmato dall'architetto Nicola De Mastri, «una struttura turistico ricettiva che fosse anche recupero paesistico ambientale», è la condizione che pone l'Ente Parco. Seimilaseicento metri quadri, di cui 1.500 destinati a bar-ristorante, reception con sale comuni e 40 tra mono e bilocali per un totale di 130 posti letto. Coperture a tetto-giardino effetto terrazza fiorita. «I restanti 3mila 300 metri vengono destinati a fini pubblici - precisa Franco Bonanini, presidente Ente Parco Cinque Terre -. Il nostro ruolo è stato conciliare la valenza privatistica con l'interesse pubblico, e ci siamo ampiamente riusciti. L’ecomostro è lo scempio che vediamo oggi».
Il progetto ha il placet dei Comuni, dell'Ente Parco, della Provincia e della passata giunta regionale di Sandro Biasotti, centrodestra. Parere favorevole anche dall'attuale giunta Burlando di centrosinistra. Ancora un passaggio e praticamente è fatta. «Il Parco - domanda però Pierpaolo Guelfi, portavoce del Comitato - non dovrebbe difendere l'ambiente? Il turista sceglie la nostra zona perché è intatta, la costruzione di un quattro stelle danneggerà il turismo. Sempre che vogliamo chiamarlo albergo, quando si presta a meraviglia a una speculazione economica». Intanto i Verdi chiederanno alla Regione di acquistare l'area e affidarla al Parco. Bonanini sorride: «Magari. Ma ci vogliono soldi e tanti». Poi la stoccata del senatore Luigi Grillo, Fi: «L’impressione è che la faccenda sia stata enfatizzata da chi conosce poco questa terra. Oggi a Corniglia c'è una bruttura unica, nata da scelte scellerate, tutti avvertono la necessità di un risanamento. Da destra a sinistra. Lezioni non ne vogliamo da nessuno. Abbiamo conservato il nostro patrimonio intatto e continueremo a vigilare. Questa è la nostra forza».