Guerre di carta: padre e figlia in aula per l’eredità di Asterix

Albert Uderzo, creatore del fumetto: &quot;Ho venduto la casa editrice per farlo sopravvivere a me stesso.&quot; <strong><a href="/a.pic1?ID=326038">Un mito popolare non può morire 
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Speriamo che il cielo non gli cada sulla testa. Perché i numi celtici, purtroppo, questa volta non sembrano proteggere il piccolo Asterix e quel pugno di invincibili galli da più di due millenni (tutto iniziò nel 50 a.C...) alle prese con l’invasore romano, imperiale e imperialista. La battaglia che l’eroico popolo celtico sta per affrontare è la più ardua: un esercito di avvocati e carte bollate è ben peggio della legione del centurione Avantipopulus.
I giornali francesi, da Le Figaro a Le Monde, hanno già ribattezzato la nuova - ma speriamo non l’ultima - avventura di Asterix Zizzania nella famiglia Uderzo. Non si tratta di un album a fumetti, però. Ma di una vicenda giudiziaria. Albert Uderzo, il creatore di Asterix, ha trascinato in tribunale la figlia Sylvie e il di lei marito, Bernard Boyer de Choisy. Dovranno comparire domani davanti al giudice civile di Nanterre per risolvere la questione che da un mese sta dividendo la famiglia Uderzo a proposito dei diritti sul personaggio nato proprio 50 anni fa dalla fantasia e dalla lapis di René Goscinny (morto nel ’77) e dello stesso Uderzo, che oggi ha 81 anni: era il 1959, l’epoca della grandeur gollista, quando lo sciovinismo francese aveva giusto bisogno di un’allegra combriccola di eroi che malmenasse una grande potenza, un modo come un altro per medicare l’orgoglio ferito dalle batoste d’Indocina e d’Algeria...
Oggi lo sciovinismo del popolo francese è rimasto lo stesso, ma la quiete del piccolo villaggio gallico si è trasformata in una tempesta. La battaglia (legale) vede schierati da una parte il “vecchio” Uderzo, il quale lo scorso dicembre ha deciso di vendere al colosso editoriale Hachette Livre la sua casa editrice che pubblica le avventure di Asterix («Inizialmente pensavo che Asterix sarebbe morto con me. Poi mi sono reso conto che lui è più forte, e che mi sopravviverà. Così ho voluto assicurare un futuro al mio personaggio», ha dichiarato Uderzo); dall’altra la figlia Sylvie, detentrice del 40% della casa editrice di famiglia, la quale, sostenuta dal marito, contesta la vendita e accusa il padre di essere manipolato «dai peggiori nemici di Asterix, vale a dire il mondo dell’industria e della finanza» e di aver rinnegato i suoi ideali di libertà e indipendenza.
Libertà e indipendenza, ossia i due pilastri sui quali Albert Uderzo fondò, nel 1979, la piccola casa editrice chiamata “Albert René”, in onore all’amico e socio Goscinny, morto due anni prima. E che da allora continua a sfornare, seppure a intervalli molto lunghi, le eroiche disavventure di un pugno di galli in lotta (e magicamente sempre vincenti) contro Roma caput mundi. «Sylvie è accecata dal denaro - ha dichiarato Albert Uderzo a Le Figaro -. Ho passato notti in bianco. È una vicenda spaventosa».
Per chiuderla, ha scelto l’arena forse meno indicata per il piccolo Asterix: un tribunale. Sarebbe stato meglio un campo aperto, circondato da un bosco di querce e alti menhir. Ma rimane il fine nobile della battaglia: far sopravvivere, anche dopo la sua morte, l’eroe di carta. Sperando che non si avveri l’unica cosa temuta dal piccolo eroe. Le ciel lui tombe sur la tète.