Le guerre interiori diventano canzoni «travolgenti»

Una divinità del soul. Concerto raffinato e intenso questa sera all’Auditorium. La cavea ospita Erykah Badu, regina della musica nera. Per dare un’idea del suo talento, più volte sono stati tirati in ballo nomi importanti, su tutti quello di Billie Holiday. Il suo stile sfugge alle categorie, suggestivo intreccio di neo soul, rhythm and blues, jazz e hip-hop. Il suo disco più recente si intitola New Amerykah part one (4th World War), lavoro che riflette lo stato d’animo dell’artista a proposito del suo paese. Un immaginario progetto in più parti che la Badu descrive come «la guerra interiore che combattiamo contro noi stessi per diventare più forti e migliori».
I suoi spettacoli dal vivo sono travolgenti, ricchi di fascino ed eleganza. Probabile la presenza in scaletta dei suoi brani più noti: You got me (in collaborazione con i Roots) e i singoli Tyrone, Next lifetime, On & on, Bag lady e Love of my life (an ode to Hip Hop). I testi di Erykah Badu si ispirano a una filosofia «urban» molto personale, in grado di suscitare forti emozioni negli ascoltatori. Nei suoi dischi è presente il «caos» perfettamente organizzato che nasce dall’incontro tra le molteplici radici musicali dell’artista e che dà vita a un genere ibrido, unico e difficilmente imitabile.
Erykah Badu è il nome d’arte di Erica Abi Wright. A soli 4 anni era già su un palco del Dallas Theatre Centre a cantare e ballare insieme alla madre. A 14 anni ha iniziato a cimentarsi col free-style per una radio di Dallas, scegliendo di utilizzare un nome d’arte. Nasce così Erykah, con il suffisso «kah» (in arabo «non può fare del male») e il cognome Badu, legato alla cultura del popolo Ashanti. Nel ’97 ha pubblicato Baduizm, trionfando ai Grammy Awards del ’98. Dopo un album live capace di vendere più di due milioni di copie, nel 2000 Badu è tornata sulle scene con Mama's gun, vincendo un Grammy Award e un American Music Award.