Guerre spaziali per l’oro della Luna

Gli Stati Uniti vogliono una base permanente per spiccare il volo su Marte

Adesso cercano tutti un po’ di spazio per restare soli, un angolo discreto davanti alla luna. Amori platonici, amori interessati, avventure di una notte. Forse per questo l’altra notte è diventata tutta rossa, forse per questo a mezzanotte si è nascosta dietro un’eclisse. Al chiaro di luna dopo tanti anni sono tornati i russi, una volta erano i padroni lassù, prima che gli americani gliela soffiassero, la luna, prima che gli americani volassero via con i loro Shuttle mentre gli anni duri, confusi, del post comunismo li costringevano a restare a piedi. Ma adesso è tornata un po’ di luce nel buio. Il Parlamento russo ha votato un aumento per la Roscosmos, l'agenzia aerospaziale russa, del 33%, 1.7 miliardi di dollari l’anno di budget. Obiettivo: una base di ricerca permanente sulla Luna entro il 2015. Un posto dove vivere. Ma allo stesso chiaro di luna si sono riaffacciati anche gli americani, l’ultima volta che volarono lassù fu 35 anni fa con l’Apollo 17, poi spensero la luce. Ma anche qui tutto sta cambiando: George W. Bush da un paio d’anni ha annunciato la ripresa del "progetto Luna": si torna entro il 2020, anche qui una base permanente, dove costruire nuove navicelle spaziali pronte a decollare per Marte, la nuova frontiera.

Il terzo incomodo Tra i due innamorati sotto la Luna però c’è un terzo incomodo che mette paura: la Cina. Hanno già fatto le prove generali completando una missione spaziale con astronauti a bordo e tra poco più di un mesetto, il 17 aprile, lanceranno la prima sonda per la Luna. Entro il 2020 vogliono portare a casa il primo campione di polvere lunare, meglio se frammenti del preziosissimo elio-3. Pensare che Mao era convinto che il suo Paese non fosse in grado "di lanciare in orbita nemmeno una patata". E non è finita qui. Ci sono altri pretendenti affacciati al balcone. L’India per esempio. Tre anni fa il premier Atal Bihari Vajpayee aveva promesso una missione con destinazione Luna, entro il 2008. Sembrava propaganda. Hanno lavorato duro con la Nasa e l'Agenzia spaziale europea. E adesso sono pronti.
Poi c’è la Germania che ha già in cantiere una navicella teleguidata da spedire sulla luna. E c’è la Gran Bretagna. L’Agenzia di ricerca astronomica ha messo in calendario l’Operazione Luna per il 2010 e non vuole l’aiuto di nessuno. Perché dicono che sì, una missione spaziale costa uno sproposito, più o meno 500 milioni di euro, ma i costi stanno scendendo e la posta in gioco vale la spesa. Le ambizioni per ora sono limitate ma più avanti si vedrà. La prima cosa da fare sarà esplorare il sottosuolo lunare. Progetto a due fasi: nella prima spareranno quattro sonde a velocità supersonica con l’obiettivo di penetrare i crateri lunari almeno fino a un paio di metri di profondità; nella seconda sarà l’astronave Moonraker a sbarcare sulla superficie lunare per trovare le terre giuste da abitare. Un nuovo mondo da colonizzare «e chi per primo si prenderà la Luna vincerà la corsa per la leadership globale» si dice convinto Erik Galimov dell'Accademia delle scienze russe.

Un mare di soldi Il propellente della corsa saranno come al solito i soldi. La Nasa, per esempio, può contare su un budget di 16 miliardi di dollari. Ha già il razzo vettore per trasportare il materiale di base, gli automezzi per spostarsi lungo mari e crateri e progettato i moduli per scendere sul suolo. Non sanno ancora bene come rendere vivibile una stazione permanente in assenza di atmosfera. Ma c’è tutto il tempo. La Russia parte ad handicap ma non per arrivare seconda: "Abbiamo meno soldi degli americani ma programmi migliori" lo slogan di Igor Panarin, pezzo grosso della Roscosmos. Con i nuovi investimenti Mosca è sicura di poter inviare sulla Luna cinque sonde robotizzate entro il 2010. E solo poi, nei cinque anni successivi, mettere su la base permanente.
E poi ecco la Cina. Il divario tecnologico con gli Stati Uniti è ancora un’enormità. Ma loro ci credono. Sono pronti ad investire moltissimo in questa corsa, persino più di quanto possono permettersi, ne fanno una questione di orgoglio nazionale, di conquista di nuovi mercati, come sulla Terra. I Taikonauti, così li chiamano laggiù, sono i nuovi eroi dei ragazzini, le rockstar che accendono l’immaginazione, sono come l’America quando iniziò la conquista dello spazio. E guardate dove sono arrivati. Sotto le stelle i cinesi sono arrivati da poco. Soltanto negli anni Settanta lanciano il primo satellite artificiale, poi poco o niente per quasi una ventina d’anni, si concentrano sull'uso commerciale dei loro razzi vettori e non pensano ad altro. Poi nel 1992 la svolta. Il Progetto 921 spedisce i primi taikonauti nello spazio con astronavi interamente cinesi. O quasi. Così come gli indiani con Washington e Parigi, i cinesi lavorano stretti stretti con l'Agenzia spaziale russa, si addestrano nella Città delle Stelle di Mosca, mettono su un’astronave che, guarda caso, somiglia stranamente a una Soyuz, si scambiano tecnologie, nel silenzio, nel segreto. Imparano alla svelta. Nel 1999 ecco la prima astronave, la Shenzou, «Il vascello degli Dei», non ha uomini a bordo ma è carica di sogni. Nel 2003 la Shenzou 5 porta un solo astronauta in orbita, nel 2005 la Shenzou 6 ne porta due. E poi la Luna. Vogliono una base fissa al più presto. Possibilmente prima degli americani.

Il petrolio spaziale È anche una questione di mercati. La Luna è come un nuovo Polo sud, una miniera quasi sterminata di risorse. Per questo si è scatenata la corsa spaziale, per questo si sta combattendo un’altra guerra fredda nei cieli, senza armi, ma senza esclusione di colpi.
L’oggetto del desiderio è soprattutto l’elio-3, il petrolio spaziale, un isotopo di cui la Luna è ricchissima che potrebbe alimentare centrali a fusione nucleare senza emissioni di gas serra, cioè fonti di energia pulite e illimitate. E che potrebbe ridisegnare la geografia politica della Terra. Anche l’Italia ha un suo progetto. Si chiama «Moon Base: a challenge for humanity», si lavora per avviare ricerche avanzate nel campo della fisiologia clinica spaziale, della fisiologia umana degli ambienti estremi, in previsione di una nostra base lassù. Ma senza fretta, quando sarà. In fondo non chiediamo mica la Luna...