Guerriere di bronzo sul ghiaccio E l’Italia fa 100 nel medagliere

Le azzurre dello short track terze a sorpresa nella staffetta dopo la squalifica delle cinesi per scorrettezze

(...) corsia, il deretano della Fu in faccia; la torinese ha frenato, si è scomposta, ha tentato la rimonta ma le tre intanto, la coreana, la canadese e la cinese Wang se l’erano svignata verso il traguardo. L’attesa, nervosa, è durata un paio di minuti scarsi, mentre le coreane pattinavano, passeggiando, facendo festa con la bandiera, le canadesi pure e le cinesi ridevano con la faccia come la medaglia che ritenevano di avere vinto. I giudici hanno controllato le immagini, la moviola ha confortato le impressioni del pubblico che si era messo a fischiare, urlando «fuori fuori», le quattro ragazze azzurre, Marta Capurso-Arianna Fontana-Katia e Mara Zini, stavano raggruppate vicino al loro allenatore, aspettando rabbiose, arrabbiatissime. Hanno cambiato la smorfia acida in un grido di gioia, il giudice aveva appena comunicato che le cinesi, che avendo capito il giro del fumo se l’erano già filata, erano out.
Centesima medaglia per il nostro sport olimpico, traguardo raggiunto dalla più giovane azzurra dei Giochi invernali, Arianna Fontana, nata a Sondrio il 14 aprile del 1990, bambola di nemmeno sedici anni. Il mercoledì ritrova allora un sapore dolce dopo le torte in faccia che ci avevano accompagnato per tutta la giornata. Dolce e giovane, soprattutto in Arianna, la teenager che urla la sua gioia al mondo dopo il responso dei giudici. La più giovane atleta italiana a vincere una medaglia. E la più piccola, a notte fonda, a creare problemi all’antidoping: non riusciva a fare pipì.
Ci voleva lei a toglierci ancora una volta il sonno. Ci voleva lei con le sue compagne terribili. Con le due Zini e Marta Capurso, che tifa per la Juventus e ha un desiderio bizzarro: «Festeggiare con Del Piero». Ragazza, è sposato.
Siamo venuti qui per una battaglia. Abbiamo preso il rosario affidandoci a quei pazzi, spericolati dello short track. Ed è arrivato il premio.
Da segnalare i bagarini fuori del Palavela, uno coreano, uno di lingua inglese e l’altro di stretta denominazione di origine piemunteis; con la mano aperta, come il mago Silvan fa con il mazzo di carte, al posto dei picche, cuori, quadri e fiori, ecco che i nostri galeotti del fisco hanno offerto i biglietti di ingresso per lo short track. Gli affari sono stati però scarsissimi, affiora la stanchezza tra la gente torinese.
Il palazzo della Vela aveva qualche macchia chiara sui gradoni, segnale di assenza di grande pubblico, mancavano il calore e colore delle serate di danza, coppia e singola, insomma per la Barbara, il Maurizio, la Carolina e tutto il resto dell’holiday on ice, la risposta era stata diversa ma quando sono spuntate figlie e figli italiani, la Fontana e la Capurso, Rodigari e Serra, impegnati nelle batterie della velocità, allora il Palavela è tornato su di giri.
Si va di gran corsa con lo short track, si va senza grazia e frou frou del tabarin negli abiti, si va con i caschi, i guanti rostrati, le tute da galleria del vento che segnano ogni ruga del corpo di questi go kart umani, anche se qualche ragazza non riesce proprio a fare a meno dell’orecchino e della riga di rimmel, si va alla ricerca di una medaglia dopo metri di fughe e curve strette, mentre lo speaker spiega respiri e sorpassi, con la voce che copre il sibilo dei pattini sul ghiaccio, quando all’altoparlante si presenta l’americano per la traduzione di cui sopra, sembra che sia arrivato al Palavela anche Paperino, poi la discomusic fa il resto, si torna al night. L’antipasto con le batterie dei 1.000 metri femminile, è servito a scaldare le gambe alle ragazze d’Italia, Arianna Fontana e i suoi quindici anni ha fatto intendere che sarebbe stata una serata a sorpresa, la bambola di Sondrio si è lasciata alle spalle la francese e la ceca, passando il turno, la Capurso, con la testa orientata alla staffetta, si è fatta squalificare per una traiettoria sghemba in curva. Sui 500 metri maschili, in apnea Nicola Rodigari è stato ripescato come terzo migliore tempo, Roberto Serra si è piazzato dietro la leggenda Apolo Ohno andando ai quarti. Sono state le vitamine del gran finale.
La Cina ha cercato di taroccare anche una medaglia. Stavolta l’abbiamo sorpresa in diretta televisiva mondiale. Che non ci provi più.