Guerrieri, pastori e principesse

I capannoni industriali sono coltelli piantati nel corpo d’Italia. Avanzano distruggendo il paesaggio, cancellando campi e sfigurando colline e pendii montani. Esiste però un caso - forse unico in Italia - in cui l’insediamento industriale anziché distruggere, ha portato alla luce un antichissimo insediamento protostorico, aggiungendo un nuovo e prezioso tassello al volto dell’Italia pre-romana. Accade a Matelica, cittadina marchigiana in provincia di Macerata, in cui rimangono vestigia di quando fu un fiorente municipio romano. Ma l’Italia è un paese fatto a strati di civiltà e - scava, scava - si sprofonda nei millenni, arrivando fin dove storia e mito si confondono.
Nel caso di Matelica, rinvenimenti quasi casuali portarono alla luce, una ventina d’anni fa, testimonianze della civiltà dei Piceni, abbastanza significative da consentire la creazione di un Museo archeologico. Ma solo quando intorno alla città iniziarono gli scavi per l’ennesima «area artigianale» ci si rese conto che proprio lì si trovava una vasta necropoli. Fu merito della sovrintendenza per i beni archeologici delle Marche ma anche del Comune di Matelica se tutto non fu cancellato sotto il cemento. Anzi, come conferma Mara Silvestrini, curatrice della mostra «Potere e splendore», l’industrializzazione cedette il passo alla ricerca archeologica. «Certo - ammette la curatrice - non si poteva penalizzare lo sviluppo economico della città. Le aree degli scavi sono state poi ricoperte ed edificate».
Pazienza. Fondamentale è che dagli scavi sono emerse nuove conoscenze sull’antica gente italica dell’Ager Picenum. In particolare da due tombe sono affiorati ricchissimi corredi funerari che ora costituiscono il nucleo principale della rassegna aperta a Palazzo Ottoni. Nella prima, chiamata «della principessa» era sepolto un personaggio femminile di alto rango come dimostra la raffinatezza dei gioielli e la ricchezza del corredo (nella foto un vaso biconico). Nella seconda era invece sepolto un giovane, aristocratico guerriero che giaceva in mezzo si suoi due levrieri, con accanto uno scettro di bronzo e il carro da combattimento.
Le due tombe (VII secolo a. C.) testimoniano una fiorente civiltà tribale di pastori-guerrieri. Ma dalle tombe emerge anche un altro dato sorprendente: i guerrieri piceni non erano isolati fra le loro forre appenniniche come si credeva, ma già in quell’epoca remota intrattenevano scambi con il Mediterraneo orientale, scambi testimoniati da oggetti esotici come l’ambra, l’avorio, le uova di struzzo. Le antiche strade d’Italia sono tutte da ripercorrere.
LA MOSTRA
«Potere e splendore. Gli antichi Piceni a Matelica», Matelica (Mc)Palazzo Ottoni fino al 31 ottobre. Catalogo l’Erma di Bretschneider. Info 0737 781811.