Guerriglia in Buenos Aires, altri due arresti

Gli autonomi presi avevano già precedenti. Ora gli incriminati a San Vittore sono 27

Enrico Lagattolla

Ancora filmati, ancora immagini sugli scontri di piazza in corso Buenos Aires. Fatali per due autonomi, finiti agli arresti ieri con le stesse accuse contestate agli altri 25 appartenenti ai centri sociali da oltre un mese detenuti a San Vittore: devastazione aggravata, danneggiamento, incendio, resistenza a pubblico ufficiale.
In carcere, anche grazie alla testimonianza di un esercente di corso Buenos Aires, ritorna Marta Canidio, milanese di 25 anni, già scarcerata su decreto del pm nei giorni successivi agli scontri, appartenente al centro sociale Orso, nota agli investigatori milanesi, e già condannata dal gup di Genova nel novembre del 2004 a un anno e undici mesi per aver aggredito, nel gennaio precedente, alcuni giovani naziskin su un treno, su cui si trovava insieme ad altri «compagni». E a San Vittore finisce Valter Ferrarato, 43enne di Torino arrestato dai carabinieri del Nucleo Informativo di Milano a Settimo Torinese. Operaio edile, Ferrarato è un esponente del Carc (Comitati di appoggio alla Resistenza per il comunismo), e ha diversi precedenti per furto, resistenza a pubblico ufficiale, detenzione di sostanze stupefacenti. A loro il pubblico ministero Piero Basilone contesta anche il reato di adunanza sediziosa. Addebito ininfluente ai fini della misura di custodia cautelare decisa dal giudice per le indagini preliminari Mariolina Panasiti, ma che sarà riproposto per tutti i 27 indagati al momento della chiusura delle indagini (prevista per la prossima settimana) e, quindi, nella richiesta di rinvio a giudizio.
Determinanti, dunque, le riprese e le istantanee della Digos, che ritraggono i due arrestati «con il volto in parte travisato, entrambi ad immediato ridosso delle barricate date alle fiamme». Ancora, la Canidio è stata immortalata «con un lungo bastone, più simile ad un’asta in mano, il Ferrarato con due bastoni che reggeva con una mano, sulla prima linea dei manifestanti». Elementi che, secondo il gip, tradirebbero un «animo non certo pacifico o, comunque, di semplici manifestanti, sebbene ad adunanza non autorizzata, bensì con intenti particolarmente bellicosi e violenti, come risulta palesato dallo stesso ricorso al travisamento dei tratti del volto. Operazione questa che non può non essere ascritta al chiaro desiderio di non farsi riconoscere ed individuare, nella programmazione di realizzare azioni violente e, quindi, penalmente rilevanti».