"La guerriglia colombiana rilascerà la Betancourt"

Una giornalista: l'ex candidata alla presidenza, rapita nel 2002, sarà consegnata al presidente del Venezuela chavez e poi alla moglie di Sarkozy, Cecilia. Ma non ci sono conferme ufficiali

Caracas - Ancora Super-Sarko, con il contributo della moglie Cécilia. E la sorprendente coreografia di Hugo Chavez. O forse solo un annuncio prematuro. La Francia in queste ore freme. Ingrid Betancourt, l’ex candidata alla presidenza colombiana rapita cinque anni fa dalle Forze rivoluzionarie del Farc potrebbe essere liberata. Forse ha già lasciato la Colombia. È, perlomeno, quel che sostiene una giornalista venezuelana in esilio a Miami, Patricia Poleo, che afferma di aver ricevuto notizie attendibili da fonti militari venezuelane.

Conferme ufficiali, nessuna. L’Eliseo non conferma, il governo di Bogotà si dice sorpreso. Di certo Sarkozy si è speso non poco per risolvere un caso che tiene in ansia la Francia dal 2002 e che ha sempre seguito con grande attenzione. Appena entrato in carica, il nuovo capo dell’Eliseo ha telefonato al suo omologo colombiano Alvaro Uribe, Ma non si è trattato di un gesto di cortesia.

L’ambasciata francese di Bogotà aveva segnalato che l’esercito stava per lanciare un blitz. Un errore colossale, secondo Sarko che convince Uribe a rinunciare ai piani. Dopo pochi giorni riceve il consigliere speciale del governo colombiano, a cui espone un piano per giungere al rilascio della Betancourt.

Trascorsi alcuni giorni, Uribe acconsente e libera 200 guerriglieri, tra cui Rodrigo Granda, il «ministro degli Esteri», delle Farc, quale gesto di buona volontà nell’ambito di trattative che da quel momento diventano sempre più riservate e intense.

Insomma, Sarkozy in poche settimane ce l’ha messa tutta per porre fine al dramma di Ingrid, colombiana sposata a un cittadino francese e naturalizzata con la doppia nazionalità. E questo spiega perché lo scoop della giornalista venezuelana abbia avuto immediata risonanza.
L’ostaggio si troverebbe già in Venezuela, nei pressi di Elorza, al confine con la Colombia in una fattoria di proprietà del familiare di un leader militare delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia. La zona sarebbe controllata da trecento guerriglieri. Secondo la Poleo, i negoziati tra il governo di Parigi e le Farc sarebbero quasi conclusi. Questione di dettagli e la Betancourt sarà libera. Per la gioia anche di Chavez, che negli ultimi giorni avrebbe svolto un ruolo di intermediario e che ora si appresterebbe a incassare uno strepitoso dividendo, con tanto di show mediatico: la consegna dell’ex ostaggio a Cécilia Sarkozy, ancora una volta ambasciatrice umanitaria, come già avvenuto qualche giorno fa con Gheddafi per la liberazione delle infermiere bulgare condannate a morte. Caracas come Tripoli; un colpo straordinario per il padre-padrone del Venezuela, rosso e no global, che ha bisogno di migliorare la propria immagine internazionale deteriorata dalla gestione sempre più autoritaria del Paese.

La Poleo insinua che Sarkozy a propria volta si sdebiterebbe ripristinando le trattative per la vendita di armamenti, sospese da Jacques Chirac. Malignità per ora senza riscontro.

È vero invece che Chavez domenica scorsa ha annunciato di essersi offerto come mediatore in Colombia tra il governo e la guerriglia; ed è molto probabile che la Betancourt sia viva: lo scorso 17 maggio un poliziotto fuggito alle Farc ha raccontato di aver condiviso il campo di prigionia con lei, dando per la prima volta notizie attendibili sulla sorte della donna, dopo oltre tre anni di silenzio. Gli ultimi video dell’ostaggio franco-colombiano risalgono infatti al 2004.

Oggi Ingrid ha 45 anni e la sua famiglia ha sempre creduto nel lieto fine. «Spero che sia vero, anche solo saperla in Venezuela sarebbe motivo di grande sollievo», ha dichiarato la madre Yolanda Pulecio. Cautamente ottimista anche la sorella Astrid, che pur ammettendo di «non possedere informazioni incrociate», ha di fatto confermato l’interessamento di Chavez: «Sia io che mia madre abbiamo parlato della questione con lui: ci diamo il diritto di sognare, ma con prudenza». Perplessi sono invece i due figli, Lorenzo e Melanie: «Purtroppo abbiamo l’impressione che la notizia non sia vera». Quando la madre fu rapita erano ragazzi, oggi sono adulti. E più che mai battaglieri, nel nome di Ingrid. http://blog.ilgiornale.it/foa