Guerriglia, restano tutti in carcere tranne uno

Ancora alto il clima di tensione. La Russa denuncia: «Colpito un altro An point»

Gli autonomi responsabili della «guerriglia» di corso Buenos Aires restano in carcere. Ieri, i giudici per le indagini preliminari Mariolina Panasiti ed Enrico Manzi hanno convalidato 34 arresti su 35. Lascia San Vittore solo E.A., perché secondo il gip «non è possibile stabilire con certezza che l’arrestato facesse parte della schiera di dimostranti che stavano tentando di forzare il blocco delle forze di polizia, e che ha dato luogo alle devastazioni». Ed escono dal Beccaria anche i tre minorenni coinvolti negli scontri, per i quali è stato convalidato l’arresto. Per due di loro è stata disposta la custodia cautelare ai domiciliari, mentre la terza - una ragazza - resta indagata in libertà.
Nelle ordinanze, vengono confermate le accuse mosse dai pubblici ministeri Piero Basilone e Ilda Boccassini, che hanno ipotizzato i reati di concorso morale e materiale in devastazione, incendio, violenza e resistenza a pubblico ufficiale. Secondo i gip, infatti, gli arrestati non solo «hanno palesato una eccezionale animosità e una singolare volontà di contrasto all’autorità, all’ordine costituito, alle leggi, alla pacifica convivenza, ponendosi ad avversare con mezzi particolarmente insidiosi e pericolosi per la vita e l’incolumità altrui», ma nemmeno «appare attenuato il giudizio sulla loro pericolosità, essendo evidente la loro accettazione di un metodo di lotta politica violento e la conseguente partecipazione a futuri, possibili, gravi episodi di attentato all’ordine pubblico e alla incolumità dei cittadini».
Un passaggio chiave, quest’ultimo. Sia perché rafforza le motivazioni della misura cautelare (provvedimento che l’avvocato Mirko Mazzali, uno dei difensori, definisce «sconcertante», perché «la situazione avrebbe meritato un diverso e specifico approfondimento individualizzato»), sia perché getta un’ombra sullo scenario di sabato prossimo. Quando, proprio davanti a San Vittore, si terrà un presidio dei centri sociali, per commemorare l’anniversario della morte di Davide Cesare detto «Dax» (il giovane del centro sociale O.r.s.o. ucciso nel marzo di tre anni fa dopo una lite con alcuni neofascisti), e chiedere la liberazione dei «compagni» reclusi in seguito alla «guerriglia» di corso Buenos Aires.
Martedì, infatti, il questore Paolo Scarpis aveva deciso di non autorizzare il corteo degli autonomi, concedendo la possibilità di un concentramento in piazza Aquileia. Una decisione su cui, ieri, è tornato anche il prefetto Gian Valerio Lombardi. «Condivido certamente la decisione del questore - ha detto Lombardi -, anche perché le esigenze di visibilità per la manifestazione sono assicurate da una manifestazione statica». E a conferma del clima di tensione, un altro «An-point» è stato «attaccato». Una vetrina dell’ufficio elettorale di Alleanza Nazionale a Baggio - secondo quanto riferito da Ignazio La Russa - è stata colpita da una bottiglia lanciata da ignoti.
È comunque alta la preoccupazione che sabato prossimo, a fronte della decisione presa dal questore, non corrisponda la reale volontà dei centri sociali di limitarsi al presidio. Come accaduto anche sabato scorso, quando le forze dell’ordine hanno chiuso un’occhio - finché hanno potuto - su un corteo non autorizzato. I due tronconi - quello della Fiamma Tricolore, e quello degli «antagonisti» - avrebbero dovuto coesistere mantenendosi a distanza di sicurezza, divisi da un consistente cordone di agenti di polizia. E così è andata, fino a un certo punto. Ma poi, il rappresentante dei centri sociali che avrebbe dovuto vigilare sul comportamento degli autonomi, non è più stato in grado di farlo. Alcuni, cioè, avrebbero scavalcato l’«ordine», e dato vita alla guerriglia. Resta da capire chi fossero queste persone, dato che c’è chi - tra quanti erano presenti in corso Buenos Aires al momento degli scontri - giura di «non aver mai visto prima quelle facce».
Il timore che quanto accaduto possa ripetersi, quindi, accompagna il presidio di sabato prossimo. Quando gli attivisti di O.r.s.o., Transiti, Panetteria Occupata, Villa Litta, torneranno in piazza.