Guerriglia a Roma, ultima beffa del Leoncavallo "Le vere vittime degli scontri siamo proprio noi"

Dal capoluogo lombardo si sono spostate a Roma oltre 2.500 persone. Molti appartengono all'area antagonista. Lo stesso Maroni denuncia: "La nuova emergenza dell'ordine
pubblico ha la sua fonte principale nell'area anarchica". Ma il Leonkavallo rilancia: "Noi le vittime" 

A Roma, sabato scorso, c’erano le frange marxiste leniniste che offrono sostegno ai gruppi anarchici, elementi dei centri sociali "Gramigna" di Padova, "Askatasuna" di Torino, "Acrobax" di Roma, i Carc, i Corsari di Milano, gli skinhead del "Red and anarchist skinhead" e frange ultras calcistiche riconducibili ai Fedayn romanisti. Nella sua informativa al Senato sugli scontri di sabato scorso a Roma, il ministro dell'Interno Roberto Maroni ha spiegato chiaramente che "la nuova emergenza dell'ordine pubblico ha la sua fonte principale nell'area anarchica, diffusa in Italia e in altre parti d’Europa".

La "cieca violenza", come l'ha definita il titolare del Viminale, è stata portata avanti da oltre tremila delinquenti incappucciati che ha oscurato il corteo di migliaia di persone che, invece, volevano solo manifestare pacificamente. "E' una inedita forma di terrorismo, un terrorismo urbano - ha chiarito Maroni - quasi tutti italiani, di matrice anarchica e frequentatori di centri sociali". Eppure c'è chi non vuole sentir ragioni. Il Leonkavallo, per esempio. Il centro sociale milanese ha definito gli autori dei disordini "persone assolutamente esterne al dibattito" che hanno trasformato un "grande momento di lotta e rivendicazione in uno schiaffo alla citta". Il Leonka denuncia che "solo a Roma persone assolutamente esterne al dibattito hanno trasformato questo grande momento di lotta e rivendicazione in uno schiaffo alla città e a tutto il movimento". E continua: "Le prime vittime di questi comportamenti siamo noi e quei soggetti che come noi praticano la politica dal basso, attraverso le mobilitazioni di piazza e il dialogo con la società civile. E il massacro mediatico altro non fa che alimentare odio e rabbia, verso chi in realtà la piazza l’ha attraversata con altre modalità. Le nostre lotte quotidiane sono portate avanti a volto scoperto". In realtà, da Milano sono partite 2.500 persone, molte delle quali sono noti estremisti. Sono stati, infatti, calcolati almeno una cinquantina di pullman partiti solo dal capoluogo lombardo. Molte persone appartengono alle diverse organizzazioni sindacali, sia Confederali sia di base, ai partiti della sinistra radicale e ai centri sociali. Nei giorni scorsi infatti i siti delle diverse realtà cittadine annunciavano partenze per la Capitale. Dunque nel mirino Cantiere, Vittoria, Panetteria e via di seguito. Fa eccezione il solo Leoncavallo che, in questi ultimi tempi, un po' distante dalla cultura barricadera dei suoi epigoni. Tuttavia, al di là delle accuse partite proprio dal più famoso dei centri sociali meneghini, la maggior parte dei black bloc che hanno messo a ferro e fuoco Roma fanno parte o bazzicano gli ambienti antagonisti.