Guerriglia ultrà, tra arresti e timori

Nel giorno della ripresa del campionato di calcio, con tutti gli occhi puntati sulle curve degli stadi italiani, la Digos ha effettuato tre nuovi arresti nell’ambito dell’inchiesta sulla guerriglia urbana che, lo scorso 11 novembre, seguì l’uccisione del tifoso della Lazio Gabriele Sandri ad opera di un poliziotto. Ieri mattina, su disposizione del pool anti-terrorismo di Roma, sono finiti in carcere due ultrà biancocelesti e un giallorosso, un quarto è stato denunciato e sono state effettuate una decina di perquisizioni.
Con la nuova operazione sale a sette il bilancio dei supporter finiti in carcere. In manette ieri due laziali, C.E., di 21 anni e T.C., di 25, riconosciuti grazie ai filmati delle telecamere, nei pressi del commissariato «Guido Reni», che ospita il reparto volanti. Per loro l’accusa è di devastazione, saccheggio, violenza e lesioni a pubblico ufficiale e violazione della legge sulle armi. Il Pm ha deciso di estendere a entrambi anche l’aggravante del terrorismo, proprio come era accaduto a due dei quattro arrestati, Claudio Gugliotti e Saverio Candamano, catturati all’indomani delle devastazioni. Il tifoso romanista M.M., 35 anni, invece, oltre ai reati di devastazione e resistenza a pubblico ufficiale, dovrà rispondere di rapina, in relazione alle devastazione avvenute al Coni.
I nuovi fermi sono scattati su disposizione del gip Enrico Imprudente dopo le indagini condotte dai pm Pietro Saviotti e Caterina Caputo, coordinate dal procuratore aggiunto Franco Ionta. Il gip ha invece respinto la richiesta di una quarta ordinanza di custodia cautelare in carcere per un romanista di 37 anni, perché l’identificazione non appare certa. Quest’ultimo resta comunque indagato per devastazione, saccheggio, e resistenza a pubblico ufficiale, anche lui con l’aggravante di condotte con finalità di terrorismo, in quanto avrebbe partecipato all’assalto alla caserma «Guido Reni».
«Tra gli arrestati - ha spiegato il dirigente della Digos Lamberto Giannini - solo M.M. ha piccoli precedenti per droga, mentre gli altri sono conosciuti per le frequentazioni allo stadio. In merito ai disordini possiamo dire che si è trattato di un unico gruppo di persone, circa 150, che si è spostato da una parte all’altra». Prima c’è stato lo scontro con un reparto vicino alla curva Nord, poi si sono spostati verso la caserma di Porta del Popolo, in seguito l’assedio al reparto volanti e al Coni. «Si è trattato - ha sottolineato Giannini - di frange estreme di supporter della Lazio, che hanno trovato sostegno da parte di elementi della Roma». Le perquisizioni, invece, sono state compiute in diverse zone della città. Tra gli oggetti sequestrati un seggiolino di uno stadio, caschi, felpe e cappellini, coltelli, una mazza in legno, un oggetto cilindrico in ferro e una bandiera con la croce celtica.
I familiari di Gabriele Sandri, Giorgio, Daniela e Cristiano in una lettera aperta hanno lanciato l’ennesimo appello alla non violenza: «Confidiamo che l’inaccettabile morte di Gabriele non venga mai più strumentalizzata per compiere atti violenti e scellerati, che avrebbero l’unico risultato di infangare la memoria di un ragazzo meraviglioso e la sua passione per il calcio».