Guerriglia urbana a Cagliari, assaltata la Regione

Hanno lanciato bottiglie di vetro e sassi. Hanno impugnato, come lance, le aste delle bandiere per aprirsi una breccia. Con la coppola nera calata in testa e il viso coperto dai foulard blu e gialli, al grido di «pastori, pastori», un plotone agguerrito di allevatori sardi ha tentato di assaltare il palazzo della Regione. È stato il culmine della violentissima protesta di ieri pomeriggio a Cagliari, degenerata in guerriglia urbana. Polizia e carabinieri hanno risposto con un lancio di lacrimogeni, con ondate di cariche, condotte anche con i cellulari, per disperdere i contestatori inferociti. Alla fine degli scontri si contavano alcuni feriti: tre agenti delle forze dell’ordine e un paio di manifestanti, uno dei quali rischia di perdere un occhio. Cinque invece gli arresti.
E, nonostante il presidio della polizia, in serata una delegazione del Movimento dei pastori sardi (Mps), capitanata dal leader Felice Floris, è riuscita a occupare l’aula del consiglio regionale e chiedere la liberazione immediata dei fermati. «Non ce ne andremo da qui fino a quando i nostri compagni non saranno liberi», hanno scandito in coro. All’esterno del palazzo della Regione, l’ala più pacifica dei manifestanti, invece, accusa le forze dell’ordine di aver «sparato i lacrimogeni ad altezza d’uomo». «Sembrava di stare al G8 di Genova», incalzano i più giovani. Una versione negata dalla Questura.
Al di là dello scambio di accuse, resta il fatto che un mese dopo la manifestazione di settembre, nella quale erano scesi in piazza per chiedere interventi urgenti salva pastorizia, il capoluogo sardo è stato messo a ferro e fuoco dagli allevatori, che in tremila sono arrivati da tutta l’isola per sfogare la loro rabbia contro la Giunta regionale, rea di non far nulla per risollevare un settore messo in ginocchio dalla crisi. Urla, cori, cartelli, striscioni, fischietti e campanacci hanno accompagnato l’imponente marea di magliette blu e gialle, i colori del Movimento dei pastori sardi, i cui militanti hanno invaso le strade della città, hanno paralizzato il traffico, hanno assediato la sede della Regione.
Alla testa del corteo c’era ieri un cartello che fotografa il pesante malcontento dei pastori: «Latte a un euro o non si munge più». Floris spiega che le campagne della Sardegna sono al collasso perché gli allevatori soffrono gli alti costi di produzione, mentre il latte viene pagato 60 centesimi al litro: «Un prezzo irrisorio e non più remunerativo». Oltre a un ritocco all’insù del prezzo del latte, le altre richieste dei pastori si focalizzano sugli aiuti necessari alle aziende, sulla rimodulazione del piano di sviluppo rurale e sull’utilizzo delle energie rinnovabili.
Il presidente della Confederazione italiana agricoltori (Cia) Giuseppe Politi si dichiara «al fianco degli agricoltori e degli allevatori sardi sempre più in affanno». E mentre la Regione tace, da Roma il ministro dell’Agricoltura, Giancarlo Galan invita alla calma: «Protestare è sacrosanto, ma gli scontri e la violenza impediscono di superare gli ostacoli e di risolvere la crisi della pastorizia».