GUERRIGLIERI VERDI

(...) serra. Per questo faccio quel che faccio», prova a spiegare Angelo. Sono tre anni che pratica questo hobby, chiamiamolo così, e di cipressi ne ha piantati a dozzine. Compie un raid al mese, suppergiù. Con la moglie che immancabilmente lo guarda pensierosa mentre carica l’alberello di turno nel portabagagli dell'auto. «Se si comportassero tutti come me la salute del pianeta ne gioverebbe». Il suo è un piccolo gesto, precisa, che non vuole essere un attacco al patrimonio ma piuttosto un appello alla coscienza civile. Un richiamo, certamente stravagante, sul valore del verde urbano.
Il fenomeno del «guerrilla gardening» nasce negli Stati Uniti e in breve approda oltreoceano. Nella Capitale, malgrado sia presente già da qualche anno, è ancora in una fase embrionale. Tuttavia Angelo non è solo. Altri come lui danno filo da torcere all’asfalto. Come il gruppo Greenguerilla, composto da una banda di studenti di architettura del paesaggio. Oppure i «quattro cantoni». Una compagine di ragazzi che ha in mente di fare dei giardini partecipativi nei sottopassi della tangenziale. «Recuperiamo aree abbandonate trasformandole in luoghi di aggregazione», illustra Dario. I «quattro cantoni» non sono giardinieri abusivi tout court. A muoverli è la dimensione socializzante insita in uno spazio verde. «Viviamo in una città dove i giardini pubblici abbondano - prosegue Dario - ma molti di questi risultano scarsamente frequentati perché a monte è mancato un adeguato lavoro di contestualizzazione». I «quattro cantoni» non si limitano a piantare alberi, ma lo fanno nel posto più opportuno una volta preso atto delle esigenze reali della popolazione. Attraverso i loro interventi creano degli spazi fruibili, dei luoghi d’incontro, prendendo spunto dai cosiddetti «community garden».
È una lotta impari quella del giardiniere abusivo. Un tentativo estremo di rimettere l’uomo in contatto con il suo ambiente naturale. I «guerrilla gardeners» si battono contro l'indifferenza delle persone e vanno avanti anche quando scoprono che quel fiore, piantato con il favore dell’oscurità, è stato preso da qualcuno per ornare la sua terrazza. Procedono spediti, in fondo chissà dove, nel silenzio generale. «Non c'è la giusta sensibilità rispetto a certi argomenti», denota Angelo Ventura. Nel dare vita a questa sottile forma di denuncia, i giardinieri di ultima generazione chiedono alle istituzioni di affinare la politica per il verde pubblico; ma il problema è che i gesti di ordinario eroismo che realizzano in difesa della flora metropolitana passano il più delle volte inosservati. Se un mattino però, uscendo dal portone di casa, avvertite nell’aria un sentore diverso, aroma di campagna, guardatevi intorno. Magari di notte è spuntato da qualche parte un giovane cipresso.