Guerritore: io, rapinatrice seduco un ragazzo

da Roma

«Una storia coraggiosa. Se si vuole di rottura, soprattutto per il pubblico di Raiuno. Ma narrata con grande equilibrio. E, alla fine, profondamente morale». Mercoledì alle 21,10 su Raiuno i telespettatori giudicheranno quanto risulti effettivamente coraggiosa e morale In fuga con Marlene, il tv-movie che, interpretato da Monica Guerritore, propone un soggetto - effettivamente - un po’ fuori dagli schemi più convenzionali della rete generalista. Se non altro nel soggetto: la storia di due solitudini, quella dell’adolescente altoborghese Stefano (Alessandro Sperduti), schivo e deluso dal mondo, e quella di Marlene, appunto (la Guerritore) una rapinatrice evasa dal carcere e rifugiatasi nella scuderia della villa del ragazzo. In un impeto di ribellione lui la nasconde, l’accudisce, e quando lei riprende la fuga la segue, vagheggiando uno stravolgimento della propria esistenza. Braccati dalla polizia, i due s’avvicinano l’un l’altra in un alternarsi d’incomprensioni e confidenze; e così il viaggio diventerà per lui un’iniziazione sentimentale e sessuale, oltreché (grazie al sacrificio finale di lei) una maturazione finale del suo carattere.
«In che consiste il coraggio di Raiuno, nel produrre questo tv-movie, e dov’è la sua profonda moralità? - si chiede la Guerritore, partendo dalle parole della capostruttura di Rai Fiction, Tinni Andreatta - Raiuno ha avuto coraggio perché qui si racconta fino in fondo una vita sbagliata, e da parte di una persona che non ha piena consapevolezza di essere nell’errore. E il tv-movie è morale perché il gesto finale che riabilita la protagonista è morale senza essere paternalistico. È, come dice l’autore del soggetto Nicola Badalucco, «un suicidio felice. Che consente al personaggio di recuperare la propria integrità e, contemporaneamente libera il ragazzo dalla seduzione dal male. Lasciandolo finalmente uomo». «In fondo questa è anche una storia d’amore - riflette Badalucco -. Sia pure di un amore un po’ particolare. Racconta infatti la ricerca della madre, che il ragazzo considera perduta: ma di una madre che, in una sorta di quadratura del cerchio, gli sia anche amante. E il finale ritorno casa, quel gesto confidenziale con cui il ragazzo accarezza il ventre della sua madre autentica, è il ricomporsi dell’integrità della sua persona».
Particolarmente soddisfatta di In fuga con Marlene è la sua protagonista: «Da quando vi debuttai nel 1978, con la Manon, primo sceneggiato Rai a colori, io lavoro in tv solo se c’è qualcosa di veramente bello da fare - osserva Monica Guerritore (attualmente sul set del nuovo film di Ferzan Ozpetek, Un giorno perfetto) -. E il bello di questo personaggio sono le sue sfaccettature; perfino le sue ambiguità, con quel carattere esteriormente duro ma nell’interiorità tanto ricco».
Il titolo del film fa riferimento alla Dietrich (Marlene è il soprannome che la protagonista s’è guadagnato in virtù delle proprie, splendide gambe) anche per il carattere, appunto enigmatico, della donna. «Non c’è dubbio che Marlene sia un’eroina negativa. Gran parte della sua esistenza è stata votata al male. Ma è un male di cui non s’accorge fino in fondo. Lei è convinta di dover cambiare il mondo dall’esterno; mentre è invece dall’interno che dovremmo tutti sforzarci di farlo. E quando il bene tornerà a fare capolino nel suo animo, eccola allora trasformarsi di colpo in quello che è veramente. Una donna forte, generosa. E infine moralmente riabilitata».