Gufare o non gufare? L’amletico dubbio dei tifosi

Stasera la Roma gioca a Torino e l’Inter capolista è ospite della Lazio

Dove eravamo rimasti? A quel 5 maggio 2002 in cui i tifosi della Roma si turarono il naso e tifarono Lazio sperando che gli Zaccheroni-boys battessero l’Inter e regalassero alla Roma lo scudetto. I giocatori biancocelesti il cadeau lo fecero pure (in realtà furono i nerazzurri a suicidarsi), ma a scartarlo fu la Juventus, che si cucì in petto il penultimo scudetto non revocato. La Roma comunque ringraziò, salendo dal terzo al secondo posto e risparmiandosi i preliminari della Champions.
Perché ricordiamo tutto questo (e ci perdonino i tifosi dell’Inter)? Ma perché anche oggi, come allora, la città che tifa si dibatte in due dilemmi uguali e contrari. I romanisti (alle 20,30 a Torino contro i granata) guardano la classifica e pensano che dovrebbero tifare Lazio, sperare che alla stessa ora i cuginetti fermino l’Inter e impediscano la decima vittoria consecutiva dell’armata di Mancini e la fuga solitaria verso lo scudetto. Poi il ricordo del derby di dieci giorni fa riaffiora, assieme a quello di Delio Rossi in versione Klaus Dibiasi, e allora la ragione si fa da parte. Lo stesso per il tifosi biancocelesti: sperare in una vittoria che avvicinerebbe quel quarto posto che è l’obiettivo dichiarato o in una sconfitta che spegnerebbe i sogni di gloria giallorossi?
Ai posteri l’ardua risposta. Ma non fidatevi di chi dice di non pensare a questo nodo gordiano di sentimenti. Come Luciano Spalletti, che garantisce: «Pensiamo soltanto a fare la nostra partita», ha detto il tecnico giallorosso. Vallo a dire ai tifosi. In questa città il derby è come la campagna elettorale nell’epoca del bipolarismo: non finisce mai.