Una guida per la Milano che non va mai a dormire

Non è facile compilare una guida ai locali notturni di una metropoli. Una guida che sia autorevole, perlomeno. Ci vogliono criteri di fondo e molta pazienza. A Milano i locali notturni sono tanti e in continua evoluzione. La maggior parte fiorisce e sfiorisce nello spazio di poche stagioni. Il volume intitolato a «Milano, Guida alla città che non dorme» (ed. Iacobelli, 2009, pagg. 387, euro 9.50), appena approdato in libreria, si rivela una piacevole sorpresa, tanto per la ricchezza di proposte (bar, ristoranti, enoteche, discoteche, birrerie, spazi per mostre e concerti), quanto per la sintesi espositiva. Ogni pagina è una scheda, dedicata a un locale, in ordine alfabetico , dall' "11 Clubroom" di via Tocqueville, fino allo Zythum di via Rutilia. Il testo è bilingue: italiano e inglese. I molti collaboratori di questa agenda della notte hanno lavorato in vista di un traguardo comune: descrivere un locale e le sue caratteristiche con il massimo di informazioni e il minimo di parole. Le critiche, pur garbate, non mancano. Si rileva come il «Rolling Stone», già tempio della musica rock dal vivo, abbia oggi uno stile leggermente appannato. Come la selezione al «Plastic», cattedrale delle culture alternative, sia a volte eccessivamente rigorosa. Si fa notare, come è sacrosanto, che al «Just Cavalli» i prezzi sono troppo alti, e così via, secondo un'ampia casistica. Il «Leoncavallo» è trattato come una discoteca ormai omologata dove si paga per entrare, mentre spuntano locali davvero alternativi come l' «Out Back» di via Carlo Tenca o l' «Ittolittos» di via Olgiati.