«La guida politica torni in Vaticano»

Chiusa l’era Ruini, Bertone riporta alla Santa Sede i rapporti con le istituzioni

da Roma

La Santa Sede intende tornare ad avere un ruolo più diretto e attivo nei rapporti con le istituzioni e la politica del nostro Paese rispetto a quanto è avvenuto negli anni della presidenza Ruini. È quanto si evince dalla lettera che il cardinale Segretario di Stato Tarcisio Bertone ha inviato due giorni fa al nuovo presidente della Cei, l’arcivescovo di Genova Angelo Bagnasco. Una missiva dalla quale traspaiono alcune precise linee programmatiche e soprattutto la volontà di far tornare nei sacri palazzi la cabina di regia nella gestione dei rapporti con la politica, che negli ultimi anni era stata affidata ai vertici dell’episcopato.
Bertone, dopo aver ricordato la «guida autorevole» che Ruini ha esercitato nella conferenza episcopale, esprime apprezzamento per le interviste rilasciate nelle ultime settimane dal neo-presidente Bagnasco, che esprimono «un segno di continuità nel consolidamento della testimonianza cristiana e nella promozione della famiglia, e incoraggeranno i pastori ad affrontare con autentico spirito collegiale, non soltanto questi temi, ma tutte le grandi sfide che attendono il futuro». Una maggiore collegialità e una gestione più condivisa all’interno della Cei erano uno dei punti che più stava a cuore alla Santa Sede.
Nella lettera il Segretario di Stato ricorda gli anni da lui trascorsi alla guida delle diocesi di Vercelli e poi di Genova, dove ha constatato «la preoccupante avanzata della secolarizzazione», ma anche «il progressivo indebolimento del tessuto ecclesiale italiano»: un accenno, questo, che appare in controtendenza con il giudizio di quanti parlano di una sostanziale tenuta della Chiesa in Italia. La priorità per i vescovi, spiega il «primo ministro» del Papa, è quella dell’evangelizzazione, della catechesi e di «una recuperata e motivata disciplina del clero». Bertone sottolinea l’importanza di «una piena valorizzazione dell’autentica collegialità», pur nel rispetto «delle prerogative e responsabilità personali» di ogni vescovo. È questo un altro punto che sta a cuore al Papa: le conferenze episcopali non devono in alcun modo surrogare o sostituirsi all’autorità dei singoli vescovi.
Nei paragrafi finali è contenuta la parte più «politica» della lettera. «Per quanto concerne i rapporti con le istituzioni politiche - scrive il Segretario di Stato al presidente della Cei - assicuro fin d’ora la cordiale collaborazione e la rispettosa guida della Santa Sede, nonché mia personale». «Negli ultimi mesi - aggiunge Bertone - ho potuto apprezzare ancor meglio il compito che i Pontefici hanno affidato a questa Segreteria, d’intessere e di promuovere le relazioni con gli Stati e di attendere agli affari che, sempre per fini pastorali, debbono essere trattati con i governi civili. Sono quindi consapevole che tale ruolo richiede particolare sollecitudine per codesto nobile Paese, intriso di fede cristiana e sul cui territorio risiede la Cattedra di Pietro». Una sottolineatura importante, nella quale sono ribadite le prerogative della Segreteria di Stato nei rapporti con i governi, compreso quello italiano. Una svolta rispetto agli anni in cui il cardinale Camillo Ruini, per incarico di Giovanni Paolo II, ha ricoperto anche questo delicato ruolo di mediazione, che ora dunque torna a essere gestito direttamente Oltretevere.
Sempre ieri è stata resa ufficialmente nota anche la lettera (anticipata dal quotidiano Avvenire) con la quale Benedetto XVI ringrazia Ruini per il prezioso ruolo svolto alla guida della Cei esprimendogli «riconoscenza sincera e profonda».
Intanto continuano i lavori del Consiglio permanente della Cei: ieri il «parlamentino» dei vescovi ha iniziato a discutere la Nota pastorale sui Dico, che verrà pubblicata nei prossimi giorni. Il testo, da quanto si apprende, non dovrebbe contenere una vincolante ed esplicita indicazione di voto per i politici cattolici. Ci sarà sì inequivocabile chiarezza e fermezza nei contenuti dottrinali e dunque nella contrarietà a qualsiasi forma di legalizzazione delle coppie di fatto e delle unioni gay. Ognuno però dovrà poi trarre personalmente le conseguenze da quei principi.