Una guida racconta la Milano che cambia

Descrive 21 casi emblematici della trasformazione urbanistica che ha coinvolto negli ultimi sei anni la città

Si potrebbe cominciare dal Palazzo delle Stelline che da quattrocentesco monastero delle Benedettine a Orfanotrofio delle Stelline ha visto l’abbandono e successivamente la rinascita legata all’intervento del Comune prima (architetto Jan Battistoni) e del Gruppo Credito Valtellinese poi (arch. Antonio Zanuso). Oppure dalle alte facciate di vetro che ora costituiscono l’angolo tra via Bergognone 53 e via Tortona, parte tecnologica e integrante del progetto di restyling e ristrutturazione curato dall’architetto Mario Cucinella per il gruppo Hines (lo stesso che sta promuovendo la realizzazione del progetto Garibaldi Repubblica) e che ha portato a nuova vita l’ex Palazzo delle Poste dismesso da qualche anno.
Sono solo un paio di esempi della rivoluzione urbanistica che coinvolge Milano. In questi ultimi anni la città sta vivendo la trasformazione di otto milioni di mq di aree dismesse di cui la metà verrà trasformata a verde pubblico. Sono oltre 100 i progetti attualmente in corso. Fra di essi ci sono grandi e significative riqualificazioni come quella di «Milano Santa Giulia» che da sola interessa un’area di 1 milione e 200 mila mq, come quella di Garibaldi–Repubblica che vedrà finalmente la trasformazione eccellente di un’area dopo 50 anni di abbandono o come quella del polo urbano della Fiera che consentirà alla città di riappropriarsi di un luogo che fino ad oggi è stato soltanto un recinto.
Ora una guida illustrata del Comune, realizzata in collaborazione con l’Associazione interessi metropolitani, in distribuzione gratuita all’Urban Center in Galleria (lato piazza Scala) raccoglie e descrive, con illustrazioni, 21 nuovi casi emblematici di questa rivoluzione urbanistica. In cui hanno sede attività molto diverse dal passato: dall’ospitalità alla ricerca, dalla funzione didattica al Museo, dagli archivi editoriali a luoghi convegnistici ad attività commerciali fino alle grandi strutture di servizio alla città.
«Attorno ai colossi più conosciuti della Milano di domani come il Garibaldi-Repubblica, il Polo Urbano della Fiera e Milano Santa Giulia – sottolinea Gianni Verga, assessore all’Urbanistica - continua ad attuarsi una trasformazione più diffusa con importanti interventi». «E un ruolo prioritario - prosegue l’assessore - viene giocato dal settore pubblico, con importanti strutture come i due grandi Depuratori, che dopo anni di lunga attesa hanno visto finalmente la loro entrata in funzione, e l’innovativo Deposito ATM della M3». «E inoltre, ancora una volta – conclude Verga - dobbiamo sottolineare come la nostra città sia stata scelta anche dagli investitori stranieri: se nei primi luoghi della trasfomazione avevamo visto il Bodio center e L’Oreal realizzati da Fondi pensionistici inglesi e tedeschi, in questa seconda tornata vediamo il gruppo americano Hines nella trasformazione delle ex Poste di via Bergognone, il gruppo olandese Aareal Property Services nella realizzazione del complesso terziario Arconati 1 e l’americano The Carlyle Group per l’intervento denominato Dellavetra. Anche in questo, Milano è una città che cambia».