LA GUIDA

La Beat generation fece seguito alla Lost generation, nata dopo la prima guerra mondiale con Hemingway e Fitzgerald come alfieri. Vale comunque una precisazione: quegli artisti che bevevano a dismisura, usavano droghe («L’erba è un viaggio nella realtà» decise Allen Ginsberg) e indossavano vestiti scuri avevano ben presente i contenuti e le ambizioni della Lost generation. Ma volevano differenziarsi, anche nominalmente
È uscito un libriccino fondamentale per comprendere vita e sogni di quegli artisti che avevano scelto New York quale fulcro del loro vagabondare. S’intitola La guida beat di New York, è scritto, in modo documentatissimo, da Bill Morgan (scrittore e pittore beat) per le edizioni Cooper (pagg. 239, euro 14). Di New York il bostoniano Kerouac perentoriamente diceva: «L’unica cosa da fare è andarci». Inevitabile partire, in questo tour letterario, dal Columbia College Campus: qui studiarono, oltre a Kerouac, Allen Ginsberg, Lucien Carr, Lawrence Ferlinghetti e John Clellon Holmes. Ginsberg per la verità iniziò a studiare legge con l’idea di diventare avvocato della classe operaia. Poco distante c’è il McMillin Theater, dove nel 1959 ci fu un importante reading poetico cui parteciparono Gregory Corso, Ginsberg e Peter Orlowky. Sarcastici i giornalisti davanti a quei «bohémiens ignoranti». Fermato da un reporter del Time, Ginsberg non aiutò certo la causa quando disse: «Io sono pazzo come una margherita». Una docente universitaria notò che la Beat generation era maleducata «ed emanava cattivo odore».
Poco distante dalla St. Paul Chapel accadde ciò che poi Kerouac mise in pagina (cambiando nomi): il diciannovenne Lucien Carr, raffinato, arrogante, e decisamente eterosessuale, dovette vedersela, per strada, con l’omosessuale David Kammerer, ossessionato dalla bellezza del giovane amico. I due, dopo vari bicchieri scolati in un bar, s’incamminarono verso il Riverside Park, cominciarono a litigare. Kammerer insultò la ragazza di Lucien e questi reagì: estrasse un coltello da boy scout e colpì a morte il suo corteggiatore. Carr andò a chiedere aiuto a Borroughs e Kerouac e due giorni dopo si consegnò alla polizia. Gli amici furono arrestati per non aver denunciato l’omicidio. Kerouac finì in prigione. I due narratori scrissero poi a quattro mani un giallo ispirato a quella tragedia, che fortunatamente per la loro carriera non fu mai pubblicato.
Dopo la New York Public Library s’arriva in Times Square, la piazza-calamita. Negli anni ’40 e ’50 c’era una vivacissima vita notturna. Scrive Kerouac che lì arrivò «proprio nel mezzo dell’ora di punta, a osservare con i miei innocenti occhi di viaggiatore la totale follia e lo stupefacente entusiasmo di New York con i suoi milioni e milioni di persone che si prostituiscono fra loro per un dollaro, per un sogno folle: strappare, prendere, dare, gemere, morire, e tutto questo per finire poi sotterrati in quegli orribili cimiteri oltre Long Island City».
A Chelsea abitò, in un palazzo di arenaria, Thomas Wolf, l’idolo di Kerouac, l’autore del romanzo Angelo, guarda il passato. Al Greenwich Village c’è il Village Vanguard, che ancora oggi è il miglior posto per ascoltare ottimo jazz. Gli scrittori beat ci sarebbero andati più spesso se non fosse stato così caro. Kerouac registrò un disco di poesia. I detrattori notarono come lo scrittore fosse troppo sbronzo per essere capito. L’alcol per Jack era un modo per uscire dalla timidezza.
Ma non finisce certo qui il tour attorno agli autori beat. Il rischio è sempre quello di metterli insieme senza delinearne le differenze e le specificità. A questo proposito è utile la lettura di uno smilzo ma importante libro L’impermeabile di Kerouac (Società Editrice Fiorentina, pagg. 64, euro 7), una serie di interviste, finora inedite, scritte da un altro esponente di quella generazione, Jude Luciano Mezzetta. Ed Sanders, poeta, musicista e giornalista, descrive Kerouac oltre i paraventi del mito. «Poteva essere molto gretto e scontroso, fu molto ingrato con Ginsberg, che gli ha dato tanto, gli ha imprestato soldi, ha fatto opera di promozione per lui, gli ha procurato un editore per il suo primo romanzo, La città e la metropoli \ Jack era ingrato perché era bisessuale e viveva le sue relazioni con tanti amici beats in maniera conflittuale \ era lui il primo a essere ambiguo: metteva sempre in moto un motore deduttivo e al tempo stesso respingente. Jack e Allen non hanno avuto rapporti sessuali, soltanto qualche cosetta, ma non molto \ la sessualità di Jack era confusa». Ma Sanders riconosce di Kerouac anche la gentilezza. E dice cose interessanti sulla sua posizione politica: aveva una madre ultraconservatrice, e lui non si sbilanciò mai a sinistra tanto è vero che sostenne Nixon. «Era quello che in America è chiamato un repubblicano “hard cash”, un piccolo commerciante». Il Jack così mitizzato appare come un uomo conservatore che nutriva un sogno, quello di «essere accettato». Come Balzac.