Guidi: «Il taglio alle tasse può rilanciare il Paese»

da Milano

Presidente Guidi, nell’illustrare il programma Silvio Berlusconi ha premesso: «Non prometto miracoli»...
«L’affermazione nasce dal fatto che la situazione è più che preoccupante. Si va incontro a una forte perdita nel manifatturiero. Per il Centro studi di Anie, la più grossa associazione confindustriale dopo l’Ance, quella dei costruttori (l’Anie rappresenta 850 aziende elettroniche ed elettromeccaniche che fatturano 60 miliardi, ndr), dalla fine del 2006 il prodotto industriale è calato del 22%. E da un’analisi tendenziale sul 2008 siamo già a una riduzione del 6%».
Il peso delle tasse ha superato il livello di guardia. È necessaria una correzione...
«È una delle emergenze del Paese. Si riduca la spesa pubblica corrente che, al netto degli interessi pagati sul debito pubblico, è rappresentata da tre voci: pensioni, stipendio del pubblico impiego e sanità. Credo che per quanto riguarda il pubblico impiego, soprattutto nelle amministrazioni locali esista una fantasia creativa per la spesa impressionante. Non bisogna consentire aumenti delle imposte locali. È importante ridurre drasticamente il peso del fisco sulle famiglie e sulle imprese. Ci aspettano mesi difficilissimi».
Il Pdl guarda al popolo delle partite Iva. La proposta è di versare l’imposta solo dopo aver incassato la fattura...
«Premesso che le tasse vanno pagate, ci vuole un sistema “amichevole”. È un provvedimento che va incontro ai lavoratori indipendenti. Una cosa ben fatta».
Ma torniamo all’Irap. Sarà la volta buona che questa imposta sparisca del tutto?
«Questa tassa impatta sulla prima riga del conto economico. È l’imposta più odiata e più odiosa per il mondo delle imprese».
La legge Biagi come punto fermo...
«Penso che sia necessario, per essere competitivi, mettere al centro il merito del lavoratore. Chi è portato a non lavorare, in questo momento ha lo stesso trattamento dei più meritevoli. Siamo franchi: in Italia non si lavora più, solo 30-33 ore alla settimana. Il Paese è seduto. Il sabato non si può più considerare. Gli unici a darci dentro sono i lavoratori autonomi».