Guido Rossi, un’altra resa: via dopo 203 giorni

Milano - È durato 203 giorni il Rossi bis, vale a dire il secondo mandato di Guido Rossi alla presidenza di Telecom . Ieri sono arrivate le dimissioni. L’azienda è passata nella mani del vicepresidente Carlo Buora, che aveva già le deleghe operative, e che la traghetterà per una una decina di giorni, fino all’assemblea che il 16 aprile prossimo nominerà il futuro cda del gruppo, il cui presidente dovrebbe diventare Pasquale Pistorio.
Di qui ad allora c’è tempo per la riunione del patto della Pirelli, richiesto da Mediobanca, che potrebbe tenersi prima del 16. E che potrebbe rappresentare il tavolo in cui Intesa e Mediobanca si accordino per una cordata comune in cui fare entrare i partner industriali. In alternativa a At&t ed America Movil sarebbero pronti a intervenire Telefonica e, forse, France Telecom.
La notizia delle dimissioni di Rossi era nell’aria già da mercoledì, quando nella lista presentata dall’azionista Olimpia (la holding 80% Pirelli e 20% Benetton), primo socio con il 18% del capitale di Telecom, era stato escluso il nome di Guido Rossi. Con la sua uscita si chiudono i 203 giorni più drammatici dell’era Marco Tronchetti Provera, il presidente della Pirelli e primo azionista di Telecom dal 2001, che il 15 settembre scorso si era dimesso dal vertice del gruppo di tlc proprio indicando il professor Rossi per la successione. E preparando la sua uscita definitiva anche dall’azionariato. Evento che sta per entrare proprio in queste settimane in dirittura finale. Ma senza Rossi.
I primi mesi del professore in Telecom si sono rivelati fin da subito come preziosi. L’obiettivo di Tronchetti era quello di ristabilire un equilibrato rapporto tra la società e le istituzioni. Il livello del conflitto con governo, Authority e magistratura, era cresciuto a dismisura. Rossi ha riportato la normalità, allontanando dalla società le tensioni e aprendo la strada per un dialogo sereno con le Authority, mentre la portata dell’affaire delle «intercettazioni» si è via via indebolita. Hanno facilitato il nuovo clima sia i buoni rapporti di Rossi con una larga fetta del governo (a partire dai Ds), sia quelli con Mediobanca. Non a caso, a ottobre, Mediobanca e Generali hanno sottoscritto con Olimpia un patto di consultazione a cui hanno conferito un pacchetto del 6% di titoli Telecom. Così se ne sono andati i primi 100 giorni.
I problemi sono arrivati nei successivi 100, a partire dalla vicenda Telefonica: quando a febbraio Tronchetti ha iniziato a trattare con gli spagnoli il loro ingresso in Olimpia, Rossi si è messo di traverso al «piano di sotto», dove Telefonica e Telecom avevano avuto contatti per una partnership industriale. Il contrasto è esploso nel cda dell’8 marzo, quando il dossier Telefonica, sul quale esisteva un memorandum of understanding da firmare con Telecom, non è stato nemmeno citato. Ne è seguita anche una protesta formale da parte dei consiglieri indipendenti di Telecom, che si sono lamentati di non essere stati informati. La frattura è avvenuta in quel momento e, probabilmente, non sarebbe stato più possibile ricomporla.
Il divorzio inevitabile si è poi consumato con una modalità irrituale (quella dell’esclusione dalla lista per il cda) e con due diverse versioni: Rossi difende, in un’intervista a Repubblica, il suo come l’operato di chi lavorava nell’interesse di tutti gli azionisti, non solo di Tronchetti. Mentre a Pirelli non sono andate giù le continue opposizioni del professore. Con l’impressione che a ispirarlo fossero non solo il mercato, ma anche la politica e Mediobanca.