Guido Rossi non ebbe dubbi Abete & C. non scappino

di Franco Ordine

No, non è un affare «secondario» considerare Facchetti sullo stesso piano di Moggi. Ne va del nostro onore collettivo. Chi volesse farlo, incautamente, per amore di rivalità calcistica, cavalcherebbe una tigre molto pericolosa da montare perchè le intercettazioni parlano chiaro per tutti. Ma non è un affare «secondario» neanche la revoca dello scudetto 2006. Attiene, come si capisce, a rendere appena credibile il calcio italiano e le sue regole, oltre che il suo governo eletto allo scopo di prendere decisioni coraggiose, non solo per viaggiare gratis sull’aereo della Nazaionale o entrare gratis allo stadio. Si può esibire la faccia feroce del calcio italiano nei confronti di Luciano Moggi con la giusta radiazione e strizzare invece l’occhio all’Inter dopo aver letto la relazione di Palazzi con la scusa che non sappiamo chi deve prendere la decisione? La risposta è ancora una volta: no, cari signori, non si può.
La revoca dello scudetto 2006 non è un affare «secondario» per il semplicissimo motivo che il paracadute della prescrizione impedirà alla giustizia sportiva e ai tifosi di altre squadre coinvolte in quell’estate torrida, di vedere l’Inter sottoposta a regolare processo utilizzando le intercettazioni venute alla luce nel processo penale di Napoli contro Moggi. I tremolii traditi da alcuni consiglieri federali, alcuni dei quali hanno sbandierato con legittimo orgoglio («tifo Inter è vero, non è una colpa» la dichiarazione resa a Telelombardia dal vice-presidente vicario Carlo Tavecchio martedì sera) la propria fede , è solo un comodo paravento dietro il quale nascondere la volontà di lavarsi le mani. Per amicizia, per simpatia, per mero calcolo politico. Persino il finto dibattito giuridico sulla competenza del provvedimento di revoca risulta un abbaiare alla luna: il commissario Guido Rossi (di fatto sostituto del consiglio federale al completo e del presidente) lo appuntò sulle maglie dell’Inter, con un semplice comunicato stampa, lo stesso organismo può scucirlo, 5 anni dopo. Le cronache narrano di consiglieri terrorrizzati dalla prospettiva di affrontare un giudizio per danni promosso da Moratti e dai suoi avvocati. Se così fosse ci ritroveremmo dinanzi al riconoscimento solenne dell’incapacità di esercitare il proprio ruolo: vadano a casa, allora.
P.S.: qualcuno, evitando il giochino squallido dello scaricabarile, ci spiegherà un giorno per quale motivo, nell’inchiesta di Napoli, furono “cestinate“ le intercettazioni di marca interista?