Guillaume Arnaud & C

Di fronte al dilagare del catarismo nel Mezzogiorno francese, il papa Gregorio IX nel 1234 nominò il domenicano Guillaume Arnaud di Montpellier inquisitore per le diocesi di Tolosa, Albi, Carcassonne e Agen. Il conte Raimondo VII di Tolosa gli mise ogni bastone fra le ruote, arrivando a far presidiare il suo convento per impedire il rifornimento di cibo. Un tumulto orchestrato dai catari riuscì a far cacciare i domenicani dalla città. Ma il papa tenne duro e li fece reinsediare. Nel 1242 il balivo di Avignonet, Raymond d’Alfar, invitò gli inquisitori nel suo castello; qui nel corso della notte li fece trucidare. Erano Guillaume Arnaud, cui fu mozzata la lingua; Bernard de Roquefort e Garcia d’Aure, anche loro domenicani; Etienne de Saint-Thibéry e Raimondo Carbonius, francescani; Raymond de Cortisan, canonico di Tolosa, e Bernardo, suo chierico; il laico Pierre d’Arnaud, notaio dell’Inquisizione; i chierici Fortanerio e Ademaro, latori degli avvisi inquisitoriali; il priore di Avignonet, monaco a Cluse, di cui non è stato tramandato il nome. Quando si pensa, oggi, agli eretici medievali si ritiene di solito che fossero miti personaggi dediti al libero pensiero e che l’Inquisizione, cattivissima, voleva coartare a ogni costo. Invece, la storia insegna che gli eretici erano tutt’altro che passivi e che, potendolo, avrebbero loro coartato gli altri. Fu proprio, infatti, l’ennesimo assassinio di inquisitori (il legato Pierre de Castelnau e compagni, sempre per opera di Raimondo VII di Tolosa) a far perdere la pazienza al papa e a provocare la crociata albigese.
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