Guillaume Depardieu è Marco Polo «Ma il mio futuro è nella musica»

Il figlio di Gérard: «Ho cominciato a recitare per capire mio padre. Ora penserò a me stesso. Il viaggiatore era un personaggio inquieto come sono io»

Roberta Pasero

da Venezia

Il sogno di Guillaume Depardieu è diventare invisibile, scomparire nel nulla. Scappare dalla curiosità altrui e cominciare a viaggiare verso l’ignoto, per perdersi al di là dell’immaginazione ed inseguire soltanto i sogni. Proprio come il Marco Polo in cui Depardieu si calerà, stasera e domani, sul palcoscenico del Teatro Piccolo Arsenale di Venezia, per raccontare la visionaria vita di un mercante viaggiatore che vagheggiava l’Oriente.
Sparire. Per questo il figlio di Gérard Depardieu ha deciso di spegnere le luci dei riflettori. Per sempre. «Basta cinema, basta teatro, cambio vita, tutta la mia vita. Cerco qualcosa di più magico, di più poetico che soltanto la musica sa darmi», spiega, annunciando che tra pochissimo darà voce alle sue emozioni soltanto con le parole delle sue canzoni. Non è forse il modo migliore per liberarsi una volta per tutte dal suo ingombrante padre e da una vita disperata e scontrosa? «Me ne frego di questo», taglia corto Depardieu, 35 anni in aprile, un’adolescenza sconvolta dalla droga, una giovinezza indipendente da gigolò per uomini e donne senza distinzione, un passato contrassegnato dal carcere, da una ventina di interventi chirurgici per rimediare ai danni di un incidente di moto e alla conseguente amputazione di una gamba. «Ho cominciato a fare l’attore per provare a capire mio padre, ora basta, è un mestiere troppo pesante, adesso devo pensare soltanto a me stesso». Come? «Ho provato a scrivere un album, parole mie e musiche di Bruno Coulais, canzoni d’amore, canzoni che parlano di me».
Un addio alle scene graduale. Che passa attraverso tre film, in cui sarà un generale di Napoleone, un serial killer, Rimbaud nei giorni della fine e che interpreterà accanto a sua sorella Julie. E attraverso l’allestimento Marco Polo, opera dell’invisibile viaggio di Orlando Forioso (anche regista) e Bruno Coulais, ispiratisi al taccuino di viaggio del Milione che apre in grande stile le celebrazioni del Carnevale veneziano della Biennale Teatro, prima assoluta di una tournée che toccherà Firenze, Parigi, Nizza e Calvi. «Uno spettacolo minimalista, puro totale, che racconta i tormenti di un personaggio fragile, inquieto, proprio come sono io», spiega Guillaume Depardieu, perfetto nel ruolo del bel tenebroso, più sguardi di fuoco che parole. «È la storia del viaggio di un uomo che forse non è mai esistito e che nel nostro spettacolo si consuma sotto una tenda da nomade, il centro del mondo, del suo mondo, grazie anche a suoni e canzoni recitate in italiano, in francese, persino in cinese».
È proprio Marco Polo il filo conduttore del Carnevale che guarda ad Oriente, dritto alla Cina. Un personaggio declinato in mille sfumature, dal karaoke di piazza, con la lettura integrale del Milione inventata dalla Compagnia della Calza e fatta da turisti in maschera e non, che formeranno un mosaico di voci e di volti destinati a diventare un dvd, ad una rassegna cinematografica con alcune rarità, come Uno scozzese alla corte del Gran Kan di Mayo, del 1938, con Gary Cooper nel ruolo di un Marco Polo dalla nazionalità scozzese e non veneziana, perché il fascismo riteneva la pellicola irriverente verso un genio nazionale.