Gustav Klimt e Beethoven allo spazio Oberdan

I disegni intorno al fregio di Beethoven allo spazio Oberdan di Milano. La mostra è a cura di Annette Vogel

Chi era Beethoven tutti lo sanno, ma chi fosse Klimt lo sanno in pochi e forse ne vale la pena parlare di lui per meglio compredere l'esposizione assolutamente inedita e originale che ospiterà lo Spazio Oberdan della Provincia di Milano a cura di Annette Vogel in occasione del 150° anniversario della nascita di Gustav Klimt. L'esposizione è corredata da quattordici disegni originali relativi al famoso affresco custodito in una sala del Palazzo della Secessione di Vienna che ruotano intorno allo straordinario Fredio di Beethoven. Un Fregio 34 metri e sviluppato su tre pareti del Palazzo della capitale austriaca, dipinto da Klimt nel 1902 in occasione della XIV mostra del Movimento secessionista.

L'esposizione fu progettata come una cornice per la grande scultura in marmo policromo di Max Klinger dedicata a Ludwig van Beethoven, una corale celebrazione del compositore tedesco che attraverso la sua opere d'esaltazione e di amore nonchè dell'abnegazione, era considerato da Klimt l'incarnazione del genio e degli ideali secessionisti. Ispirato alla Nona Sinfonia il Fregio fu concepito come un vero e proprio percorso espositivo in cui la visita si trasformava in una sperimentazione sinestetica dove la musica diventava parte costituente e fondamentale dell'opera, In occasione dell'inaugurazione della mostra fu eseguito l'Inno alla Gioia di Gustav Mahler.

L'opera si compone in tre parti: l'anelito della felicità, forze ostili e l'inno alla gioia. Nell'ultimo pannello Klimt riporta la citazione biblica " Il mio regno non è questo mondo", la stessa usata da Wagner nel 1846 in un saggio dedicato a Beethoven. L'uomo, il sublime el'deale si compenetrano. Klimt, capo della Secessione (1862-1918), un artista colto, sensibile e raffinato, legato alla formula simbolistica, era consapevole della lenta e ineluttabile decadenza della società di cui si rese interprete, una società che aveva aperto uan nuova era nel campo del progresso. Il vecchio impero era scomparso e Klimt sente questo tramonto storico al punta che ne diventa un'esteta e fa dell'arte e del bello un modello di decadenza sottile e raffinata, un qualche cosa di precario che sopravvive dalla forma fino alla sostanza. Il suo pensiero andava all'arte bizntina splendida ed esangue. Da qui suoi ori, le sue figure contorte, precise, stilizzate, ma armoniose e innovative nella forma e nel colore (smalti, ori, argenti, rossi e neri). I segni del nostro essere diventano linee e colori. Alla Galleria d'arte moderna di Roma è possibile ammirare "Le tre età delle donne", un'opera sempre del 1902.

Un percorso espositivo che si apre con i manifesti originali della Secessione viennese realizzati anche da Koloman Moser, Alfred Roller, Ferdinand Hoedler e Leopold Stolba per le singole Esposizioni del Movimento appartenti alla Collezione Salce della Sovraintendenza per i Beni Storici e Artistici ed Antropologici per le province di Venezia, Belluno, Padova e Treviso. Altri artisti e architetti si unirono al suo pensiero come Horta, Moser, Van de Velde, Kokoscka, von Stuck, Prikker, Bocklin e Rodin in Francia, Hodler in Svizzera e Boldini in Italia. L'Art Nouveau non esprime la volontà di riqualificare il lavoro degli operai come pensava Morris, ma l'intento di utilizzare il lavoro degli artisti nel quadro dell'economia capitalista. E' sempre stata un'arte d'èlite di cui garbatamente si largiscono al popolo i sottoprodotti. Il suo costante rifarsi all'arte integrata al costume, il rococò ed il suo rapido dissolversi quando l'inasprirsi dei conflitti sociali portarono alla prima guerra mondiale.

Ma torniamo a Klimt e alle sue radici, visto e considerato che la mostra allestita dal 3 febbraio fino al 6 maggio allo Spazio Oberdan, un palazzo in stile floreale, Art Nouveau, Jugenstil, possiamo dire che non poteva esserci sede meglio azzeccata dall'assessore alla cultura della Provincia Novo Umberto Maerna e dal presidente Guido Podestà per un tema che ruota intorno ai 150 anni della nascita di Klimt e al gusto di una borghesia moderna e spregiudicata, accompagnata da un sapiente catalogo edito da Skira. Chiusa solo il lunedì, la rassegna è organizzata da Alef cultural project managment in collaborazione con la Sabarsky Collection New York di Berlino e promossa dalla Provincia di Milano.