La Guzzanti dà lezioni di insulti. Ai giornalisti

Doveva essere un dibattito sulla legge 133 e la riforma Gelmini, è stato invece un monologo di novanta minuti contro la stampa italiana «pavida e indegna di un Paese occidentale». A dirlo è Sabina Guzzanti, rinomata autrice teatrale (guai a chiamarla in altro modo che si offende), che ieri pomeriggio ha raccolto l'invito degli studenti universitari partecipando alla conferenza organizzata nel palasport del Cus a Valletta Puggia.
Ma di scuola e università la Guzzanti si è «dimenticata» di parlare, concentrando tutti i suoi argomenti e le sue invettive contro «questa m. di televisione e di giornali che non hanno nulla a che spartire con la vera informazione». Il pretesto glielo ha offerto la prima domanda, neppure troppo originale, arrivata dalla platea sullo spazio che in Italia viene concesso alla satira. «Quello sulla satira è un finto dibattito - catechizza la Guzzanti - perché il vero problema sono i giornalisti completamente condizionati che non possono parlare di niente. Noi portiamo in primo piano gli argomenti di cui nessuno vuole discutere. Voi non immaginate il livello di censura che c'è in questo Paese».
Lecito quindi in un'ora e mezza di dibattito aspettarsi qualcosa di più della risposta data da Sabina Guzzanti a una studentessa che le chiedeva su quali punti si trova d'accordo con la riforma Gelmini e su quali invece no: «Bo non saprei che cosa salvare della legge 133, ma non mi piace l'idea di tagliare fondi e di chiudere le facoltà in base al numero degli studenti». Tutto qua. Più loquace la Guzzanti quando il discorso è scivolato ancora una volta sulla mancanza di una corretta informazione a proposito della legge 133 e del decreto legge 180. «I mass-media da noi fanno veramente schifo. In Italia funziona tutto per sottomissione o paura e i giornalisti sono di gran lunga i più spaventati di tutti». Parole che non sono state molto apprezzate, oltre che dai cronisti presenti in sala, anche dal professore associato di Fisica, Alberto Diaspro, uno dei relatori al tavolo della Guzzanti: «Non credo sia giusto generalizzare quando si parla di mezzi d'informazione», ha abbozzato il ricercatore universitario. Mal gliene incolse.
Sabina Guzzanti ha subito ribattuto che invece la stampa in Italia è tutta uguale e non c'entra nulla ad esempio con la B.B.C. dove la riforma della scuola verrebbe trattata in termini concreti. Sono volati gli stracci contro i vari Bruno Vespa («Andate davanti alla sede di Porta e Porta con delle porte finte e prendetelo per il c.»), Enrico Mentana e il giornalista della Rai Frittella, sul cui nome la Guzzanti ha ironizzato. Dopo un'ora e mezza di offese contro tutti i mezzi di comunicazione attendiamo fiduciosi una risposta da parte del sindacato dei giornalisti.